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    November 05

    Marigliano: “c'hanno futtuto”, consiglio comunale sulla gestione del Servizio Idrico Integrato


    Ieri sera, a Marigliano, si è tenuto un consiglio comunale monotematico sulla gestione del Servizio Idrico Integrato. Aula gremita, in prima serata. Quasi vuota, in tarda ora.Dagli interventi della maggior parte dei consiglieri si evidenziava la chiara posizione di voler continuare a gestire l'acqua tramite una società privata. Nell'esporre la questione, alcuni parlavano ma non dicevano nulla, altri affermavano che la politica sconvolge, altri ancora (ma pochi) riuscivano ad esprimere frasi di senso compiuto, tutto gestito dal magnifico responsabile della compagnia. Nonostante ciò, hanno riconosciuto l'inadempienze della Gori nella gestione ordinaria e straordinaria del servizio idrico integrato, evadendo così i termini del contratto stipulato con il Comune di Marigliano.

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    December 15

    Le ultime da www.cliccamarigliano.net

    Marigliano: buona la prima per MarCuS e Change of Seasons

    Un buon successo ha accompagnato il primo evento organizzato dall’associazione turistico-culturale MarCuS, la “MarCuS Christmas Night”. L’evento, ossia un concerto natalizio curato dagli emergenti “Change of Seasons” si è svolto lo scorso 19 dicembre nella splendida cornice della chiesa del SS Sacramento. Breve ma intensa, la performance dei “Change of Seasons” è stata caratterizzata dai personalissimi arrangiamenti che hanno avvicinato le canzoni natalizie alla raffinata semplicità del cantautorato inglese. Leggi tutto...


    Marigliano: mozzarelle affumicate bruciando imballaggi

    Gli uomini del Comando Stazione Forestale di Marigliano (NA), coadiuvati da personale del Comando Provinciale di Napoli del Corpo Forestale dello Stato, nel corso di un servizio di controllo del territorio sono intervenuti a reprimere una “singolare” attività di preparazione di prodotti caseari. Nel Comune di Marigliano (NA), nei pressi della Masseria del Monaco, era in corso l’affumicatura di prodotti derivati dal latte (mozzarelle e caciocavalli) facendo ricorso ad una procedura quanto meno “artigianale” consistente nel bruciare cartoni di imballaggio comprensivi della loro componente plastica costituita dal nastro di imballaggio, in modo tale da ottenere fumo scuro capace di “affumicare” le mozzarelle esposte alle esalazioni. Leggi tutto...


    Marigliano: ritrovato il bambino scomparso ieri pomeriggio

    È finita bene la disavventura di un bambino di 4 anni scomparso dalla villa comunale nel pomeriggio di ieri. Erano circa le ore 16:00 quando un amorevole nonno ha accompagnato in villa il suo nipotino per giocare con la bicicletta. È bastato solo un attimo in cui l’uomo ha girato lo sguardo altrove ed il bambino era sparito, solo la bicicletta gialla era ancora al suo posto. Leggi tutto...


    Marigliano: arrestati i trafficanti di balle di vestiti scaricate nei nostri campi

    Si chiama "Terra dei fuochi" l'inchiesta che ha portato questa mattina all'esecuzione di 20 ordinanze di custodia cautelare e al sequestro di sette impianti produttivi e otto autocarri, una importante, complessa ed articolata attività di indagine. L'indagine ha portato alla luce una organizzazione criminale che da anni aveva organizzato un traffico illecito di rifiuti speciali costituiti da indumenti e accessori (scarpe e plastiche), i cui scarti venivano poi abbandonati e dati alle fiamme nella campagne del napoletano e del casertano, contribuendo in questo modo all'inquinamento ambientale, spargendo al suolo di sostanze pericolose e liberando nell'atmosfera sostanze nocive quali diossine e furani. Leggi tutto...


    Scisciano: oggi la presentazione del libro di Aldo Masullo

    La Fondazione Premio Cimitile in collaborazione con l’Assessore alla Cultura del Comune di Scisciano, Raffaele Ambrosino e con il Presidente del Consiglio Comunale di Scisciano, Carmine Di Palma, nell’ambito del progetto “La letteratura incontra il territorio”, col patrocinio della Regione Campania, presenteranno il libro di Aldo Masullo "Napoli siccome immobile". Leggi tutto...


    Marigliano: autobus si schianta contro una panchina

    Paura questa mattina lungo corso Umberto I. Protagonista della sfortunata vicenda un autobus della CTP, che si è schiantato contro una panchina del centralissimo corso. L’autobus stava percorrendo Corso Umberto I ma, arrivato all’altezza di Via Francesco Paolo Tosti, i freni hanno ceduto. Il mezzo pesante ha prima urtato un bus che procedeva nel senso di marcia opposto, per poi finire la sua corsa contro una panchina posta sul marciapiede. Leggi tutto...


    Marigliano: secondo anniversario della lacrimazione della Madonnina
     

    Due anni fa...esattamente il 17 dicembre, lacrimava la statua della Madonna nel cimitero facendo accorrere tantissima gente, poi...indagini, esami, etc...non si è saputo più nulla...Come mai spesso questi fenomeni, soprattutto quando sono autentici, (come in questo caso ritengo personalmente), non vengono più portati a termine, nel senso non viene fornita una relazione conclusiva delle indagini, sia in un senso sia nell'altro?” Con queste parole, indirizzate alla redazione di CliccaMarigliano, un nostro utente ricorda quanto successo ormai due anni fa: un evento ancora inspiegato che ha destato però stupore e che è rimasto impresso nei cuori di molte persone.Leggi tutto...


    Mariglianella: Natale multietnico

    L’associazione culturale Laboratorio 51 organizza sabato 20 dicembre il “Natale Multietnico”, una grande manifestazione di solidarietà sociale verso i tanti immigrati che abitano e lavorano nella provincia di Napoli. L’associazione, che da un anno lavora attivamente nel campo dell’immigrazione, ha già promosso durante l’anno 2008 uno “Sportello immigrati” nei comuni di Mariglianella e Castello di Cisterna (per i quali i soci hanno prestato servizio a titolo gratuito e di volontariato).Leggi tutto...

     


    Marigliano: biblioteca comunale, gli arrivi di dicembre

    Novità per la biblioteca comunale “Informagiovani” di Marigliano, diretta dalla responsabile del settore cultura Costanza del Giudice. Sono disponibili, infatti, i volumi acquistati nel mese di dicembre: si tratta, come di consueto, dei best sellers di vari generi, italiani e stranieri.

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    Marigliano: storica sentenza contro la Gori

    Il 10/12/08 su "Cronache di Napoli" è comparso un articolo interessantissimo dal titolo "La Gori perde un ricorso, il Comitato torna a sperare". L'articolo descrive il ricorso legale di una signora di Castel San Giorgio nei confronti della GORI.Spa. La tenace signora, ben rappresentata dagli avvocati Teodoro Rescigno e Gaetano Zambiano, pone sul tavolo dei diritti (o dei mancati diritti) uno degli aspetti su cui, i vari comitati in difesa dell'acqua pubblica (compreso il comitato Mariglianese) hanno da sempre posto l'accento, e cioè: “quando nei vari Comuni del comprensorio ATO3, la Gori è subentrata nella gestione del sistema idrico, c'era in essere un contratto che i singoli cittadini avevano con gli Enti Pubblici, contratto mai rescisso e mai rinnovato in favore della società di gestione” Leggi tutto...

     


    Nola: Presepe vivente all’insegna del folclore e della tradizione

    Sarà ambientata nella Nola dell’Ottocento e del Novecento la sacra rappresentazione che sarà proposta dal prestigioso istituto scolastico paritario “Santa Chiara”, diretto da don Pasquale Capasso. L’appuntamento è per sabato a partire dalle 16. Scenario dell’evento sarà l’intero complesso monumentale con i suoi cortili esterni, l’Università e i saloni affrescati. Il tutto arricchito dai vivaci colori dei costumi tradizionali, nonché dalle tipiche scene degli antichi mestieri nel rispetto dell’architettura dei luoghi. Leggi tutto...


    Marigliano: MarCuS Christmas Night, concerto di Natale nella chiesa del Sacramento

    Ad esibirsi i “Change of Seasons”, gruppo mariglianese che suonerà in acustico le classiche canzoni Natalizie. Appuntamento il 19 dicembre alle ore 19:00.. Sarà un concerto natalizio il primo evento organizzato dall’associazione turistico-culturale MarCuS (acronimo che sta per Marigliano Cultura e Spettacolo). L’associazione, nata dall’iniziativa di cinque ragazzi di Marigliano, si propone sia di valorizzare i talenti artistici del territorio sia di riscoprire le bellezze dimenticate di Marigliano e dei paesi limitrofi. Leggi tutto...


    Marigliano: corsi di educazione musicale in memoria del Maestro Pasquale

    L'Associazione "Pro Borgo Casaferro", in collaborazione con le Parrocchie "S. Stefano" in Casaferro e di "S. Croce" in S. Nicola, organizza Corsi pomeridiani di Educazione Musicale in memoria del "Maestro Pasquale Napolitano". Le lezioni, tenute da insegnanti qualificati, sono rivolte a ragazzi/e di età compresa tra gli 8 e 15 anni e si terranno presso la Casa Parrocchiale sita in Casaferro di Marigliano Largo S. Stefano.

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    Pomigliano Musica Festival: il vincitore è Andrea Sannino

    “Voglio ringraziare lo staff organizzativo del Festival, tutti i cantanti e il mio gruppo che, da Ercolano, mi ha sempre aiutato e sostenuto”. Sono le prime parole del vincitore assoluto dell’ottava edizione del Pomigliano Musica Festival (Pomifest), Andrea Sannino, pronunciate sul palcoscenico del teatro Gloria al momento della premiazione. Ha vinto una borsa di studio per la realizzazione di un video della canzone in concorso e parteciperà con la casa discografica "Ego Sound Studio" alle selezioni, nella categoria "Giovani", per l'accesso al Festival di Sanremo 2009. Il giovane artista della città degli Scavi ha partecipato alla rassegna musicale nazionale con la canzone “Oltre i sogni e le distanze”, portando a casa anche il premio speciale per la “Migliore interpretazione”. Leggi tutto...


    Marigliano: I rifiuti? Te li pago

    Dal 9 dicembre tutti i cittadini della Campania, le associazioni di volontariato iscritte all’albo regionale e nazionale della Protezione Civile e le parrocchie della Campania possono raccogliere e consegnare carta e cartoni, imballaggi di plastica, di vetro, di alluminio e di acciaio direttamente ai Centri di Raccolta allestiti presso le piattaforme convenzionate con il Consorzio Nazionale Imballaggi (Conai), ricevendo in cambio un corrispettivo. Leggi tutto... 

     


     I bisogni esistenziali
    Chiamiamo bisogni esistenziali, quei bisogni fondamentali per l’esistenza umana. Che cos’è un bisogno? Quando siamo privati di qualcosa possiamo rimanere indifferenti se ciò che ci manca non è per noi importante, per cui questa privazione non influisce sulla nostra situazione psichica; al contrario tale privazione genera un senso di incompletezza, che ci causa disagio o sofferenza, tanto più grande quanto più importante è il valore attribuito a ciò che ci viene tolto. Leggi tutto...
     
     

     
    Marigliano: Concerto Natalizio
     
    L’associazione turistico-culturale MarCuS presenta: “MarCuS Christmas Night”, canzoni natalizie a cura del gruppo acustico mariglianese “Change of Seasons”. Venerdì 19 dicembre alle ore 19:00 presso la chiesa del SS Sacramento, via Montevergine (retro del municipio) Marigliano.
     
     
     
     
     
     

    Continua il viaggio di CliccaMarigliano alla scoperta degli scrittori mariglianesi. Abbiamo incontrato Pietro Casciello, autore del romanzo “Il manoscritto del mare” (ed. Il filo).
    Una domanda di rito: di cosa tratta il suo racconto?
    Il mio è un romanzo tra il surreale ed il fantastico. Tutto comincia con un sogno: i tre protagonisti- Adam, Evan e Lilith - fanno contemporaneamente lo stesso sogno: un angelo bianco dice loro di andare in un determinato posto, in un determinato momento. I tre ci vanno e da questo si sviluppano due filoni narrativi: il primo riguarda la storia dei tre ragazzi presi singolarmente, il secondo è direttamente connesso al sogno. Ci sono molti elementi di realtà in questo romanzo, a partire dalle ambientazioni geografiche: soprattutto di Londra ho dato dei riferimenti molto specifici. Posso dire che l’unico elemento completamente fantastico è proprio il sogno. Leggi tutto...

     
    Marigliano: investito in autostrada, muore mariglianese
     
    Un tragico incidente si è verificato ieri mattina sull’autostrada A30, all’altezza di Palma Campania. Un incidente, purtroppo, mortale: a perdere la vita è stato un quarantottenne mariglianese, Aniello Carrella. La dinamica dell’incidente è ancora avvolta da molte incertezze, sulle quali è chiamata a far luce la Polstrada. Leggi tutto...
     
     
     
     
     

    Grande Generosità per la raccolta di fondi di Telethon da parte della città di Pomigliano d’Arco, che ha visto una grande adesione da parte delle scuole. Presente anche il laboratorio artistico culturale di Mariglianella Carlo Carafa. I bambini del primo circolo hanno consegnato un assegno di oltre 5 mila e quattrocento euro alla postazione Bnl collegata alla grande manifestazione nazionale di solidarietà promossa in città dall’associazione “Semina Pace”. Leggi tutto...

     
     
     
     

    Gran finale per l’ottava edizione del Pomigliano Musica Festival (Pomifest) in programma domenica 14 dicembre presso il cinema Gloria di Pomigliano d’Arco (Na): la sfida per la vittoria del concorso musicale e la presenza di ospiti d’eccezione. I quindici finalisti sono: Raffaele Beneduce, Andrea Sannino, Fabiana Pagliara, Michele Selillo, Ivan Improta, Anna Pascolo, Amedeo Perrotta, il duo Cascella- Pennino, Martina Cenere, Giuseppe Nappo, Giusy Volpe, Ondamanent, Eleonora Sepe, Rosanna e Carlo Geske. Leggi tutto...

     
    June 02

    Primo: salvare la Costituzione

    Come al solito verba volant, e se le parole volano non rimangono. Parole vane al vento quelle pronunciate dall'ormai ex premier prima delle elezioni amministrative del 28 e 29 maggio che hanno riconfermato saldamente la sinistra, e clamorosamente smentito il sogno di una spallata elettorale. Fin qui tutto bene per il governo di centro-sinistra se non fosse per il fatto che gli esami non finiscono mai e che alle porte c'è un'esame di maturità politica per il nuovo governo. Questo esame si chiama Referendum, ha un unico appello che si tiene il 25 giugno e ha una caratteristica: O dentro, O fuori. O si vince il referendum e si resta al governo o lo si perde e si esce clamorosamente di scena. Questo perchè dal punto di vista istituzionale governare per una legislatura attenendosi alla modifica di 55 art. di oltre un terzo della nostra carta fondamentale, voluta dalla ex maggioranza e osteggiata dalla attuale non è eticamente possibile. Non ce lo vedo Prodi come un Premier forte come non vedo la tanto sospirata devoluzione di Lorenzago attuata da questa maggioranza. Questo è il motivo politico, che già di per sè dovrebbe spingere il popolo elettore a scegliere in maggioranza per il No e ad andare a votare il 25giugno. Mi accorgo però che non tutti siamo dei coglioni alias elettori di sinistra per cui ne citerò un altro di motivo che dovrebbe spingere al voto anche altri elettori di altre appartenenze politiche. La devoluzione regionale in materia di polizia scuola e sanità porterebbe dei gravi e nuovi squilibri che si aggiungerebbero a quelli già esistenti in seno al nostro paese. Tanto per cominciare tutti conoscono l'annosa questione sanitaria che caratterizza il mazzogiorno, paralizzandolo. Con la nuova legge per un intervento ritenuto di minore importanza (es. un appendicite) se un paziente siciliano deciderà di andarsi a curare in una struttura ospedaliera pubblica poniamo il caso dell' emilia-romagna non è detto che riuscirà nel suo intento. Dovrà sottostare ad una fila che non riguarderà soltanto le prenotazioni di pazienti che sono prima di lui ma anche tutti i pazienti che subiranno interventi minori che appartengono alla regione dell' emilia-romagna. Scusate la banalità dell'esempio ma con ciò voglio dire che un problema di scarsa importanza come un appendicite può rivelarsi mortale come troppo spesso abbiamo sentito nei tg per casi di malasanità meridionale e con la nuova legge non è affatto lontana l'ipotesi che i malati di appendicite siciliani non riescano a farsi curare in strutture ospedaliere settentrionali.

    Le università e in generale il sistema scolastico subirà un vero declassamento in quanto i fondi per il suo mantenimento saranno fondi regionali e continuando con banali esempi ciò andrà a vantaggio delle regioni più ricche come ad esempio la Lombardia e a svantaggio di quelle più povere come la Sicilia. Insomma su questi temi il mezzogiorno verrà lasciato solo dallo stato così forse come una recente filodsofia populista va affremando, "la smetterà di scialacquare denaro pubblico". In realtà così non si risolvono i problemi, si aggraviano.

    Perciò compagni dobbiamo lavorare assieme affinchè non passi il disegno federalista, dobbiamo sensibilizzare i luoghi pubblici, le scuole, le università, fare in modo che la gente capisca a ciò che sta andando in contro il nostro paese. Essere dopodichè critici riguardo spinte di devoluzione moderata che giungono all'interno della nostra coalizione da esponenti come l'ex ministro Bassanini. Votare NO al referendum per avere ancora più forza politica per far sentire già dal 26 giugno le voci dimenticate, quelle dei precari, dei lavoratori atipici, dei pacifisti per ribadire la contrarietà anche alla missione in Afghanistan. La nostra contrarietà alla privatizzazione della società dovrà portarci sempre ad analizzare criticamente il governo, ricordando le riforme sociali di cui il popolo ha bisogno. Prima però sconfiggiamo questa destra reazionaria, quest'idea di divisione della società, quest' enorme ampliamento di diseguaglianze sociali. SCENDIAMO A VOTARE, PARLIAMO ALLA GENTE VOTIAMO NO IL 25 GIUGNO, CONTRO IL REFERENDUM, CONTRO LA COSTITUZIONE DI LORENZAGO, CONTRO CHI VUOLE SFASCIARE LA COSTITUZIONE. DALLA COSTITUZIONE FACCIAMO RIPARTIRE I NOSTRI DIRITTI!!!

     

    http://www.diamocideltu.net

    May 31

    Partiti, candidati e coalizioni.Nelle città crolla Fi, male An

    ROMA - I candidati sindaci che prendono più voti delle coalizioni che li sostengono. I partiti della Cdl in difficoltà, anche l'Udc. E quelli dell'Unione che nel peggiore dei casi tengono, e in molti casi invece avanzano. L'analisi del flusso dei voti nelle quattro grandi città conferma una regola non scritta delle elezioni dei sindaci. Ma anche il segnale positivo per il centrosinistra. E la difficoltà delle formazioni del Polo di tenere il passo.
    Roma. Il crollo di Forza Italia è clamoroso. Rispetto alla politiche di aprile il partito di Berlusconi ne esce dimezzato, cedendo più dell'8% dei voti. Emoraggia di consensi anche per l'Udc, che perde quasi il 2%, mentre An - storicamente molto forte nella capitale - tiene sostanzialmente i suoi voti, senza avvalersi dell'"effetto candidato" Alemanno. Candidato che ha comunque raccolto 76mila consensi in più della sua coalizione.
    Il sindaco rieletto Veltroni conquista più voti, 151mila, della coalizione che lo sosteneva. Nella quale la lista civica che porta il suo nome ottiene un buon risultato (sopra il 6%) e così la lista "fiancheggiatrice" dei "Moderati", sopra il 4%. Rispetto alle politiche, Ulivo stabile, buon risultato dei Verdi, Rifondazione in calo. Il candidato sindaco dell'Unione vince in tutti i municipi compreso il XX (Cassia) tradizionale roccaforte della destra.
    Napoli. Nell'Unione (dove Rosa Russo Jervolino ha preso gli stessi voti della coalizione di sostegno), è difficile il raffronto con le politiche: Ds e Margherita si sono presentati ognuno per proprio conto. Comunque sia, la somma dei due partiti rivela la sostanziale tenuta di quello che un mese e mezzo fa, alla Camera, era il Listone. Rispetto ad aprile la coalizione è cresciuta di cinque punti, grazie all'exploit di Pdci e Di Pietro, che quasi raddoppiano i voti, e soprattutto dell'Udeur, che dal 2% sale quasi al 7%.
    Nella Cdl Forza Italia, malgrado l'impegno di Berlusconi in prima persona (era capolista in comune), cala di ben 6 punti. E così An, che rispetto alle politiche perde intorno ai 5 punti percentuali. Bene invece l'Udc, che passa dall'1% a oltre il 3%, e mezzo flop per la lista di Malvano (a lui sono andati 25mila voti in più dei partiti di riferimento), che non va oltre il 2,6%
    Torino. Successo personale di Chiamparino, che raccoglie circa 60mila voti in più dei partiti che lo sostenevano. E che traina anche l'Ulivo, che nel capoluogo piemontese è a +3% rispetto alle politiche. Per il resto, sostanziale tenuta delle singole forze politiche del centrosinistra.
    Nel Polo, anche a Torino, sconfitta netta di Forza Italia, che perde 5 punti rispetto alle politiche. Male anche An, sotto del 4%. Tiene l'Udc, anche in virtù dell'"effetto candidato" Buttiglione, che ha personalmente conquistato 12mila voti in più dei partiti della Cdl.
    Milano. E' la città dove il centrodestra va meglio, e sostanzialmente conferma - il risultato delle politiche. Nel capoluogo lombardo Forza Italia cresce, di quasi 4 punti, ma sono An e Udc a calare. A compensare, il discreto successo della Lista Moratti (4,7%), creata per affiancare un sindaco che ha preso alla fine 24mila voti in più dei partiti che lo sostenevano.
    Nell'Unione Ferrante è riuscito a calamitare ben 49mila in più della sua coalizione, che nel complesso fa registrare una tenuta rispetto alle politiche. L'Ulivo cede circa sei punti, ma probabilmente a tutto vantaggio della lista Ferrante, che ha conquistato oltre il 7%. Per il resto, calo di Rifondazione, bene i Verdi, brutta battuta d'arresto per la Rosa nel Pugno, che ha dimezzato i voti.
    Il quadro generale, almeno stando ai numeri delle quattro grandi città conferma dunque la ormai storica difficoltà di questo centrodestra ad affermarsi nelle consultazioni locali. La forte personalizzazione berlusconiana ha minore presa quando si vota per i comuni, e la tendenza alla scarsa mobilitazione sembra stia contagiando anche Alleanza Nazionale. Dall'altra parte, il radicamento sul territorio e la forte personalità dei candidati è invece il valore aggiunto. Quello che consente allo schieramento di centrosinistra una significativa continuità e, come dimostrano i casi di Veltroni, Chiamparino e Jervolino, di una fortissima identificazione dei leader locali con le città che sono chiamati a guidare.
    May 27

    LE GUERRE SONO SEMPRE SPORCHE ! NESSUNA ESCLUSA!

    Iraq, la sporca guerra del sergente Wuterich
     
    Iraq, marines con un prigioniero - foto 220x185
    Il primo rapporto del Pentagono sulla strage di Haditha fa scoprire all'America che agli orrori della guerra non c'è fine. In quella che una fonte militare ha definito una «nuova My Lai» - il massacro di civili vietnamiti da parte di truppe Usa nel 1968 - un gruppo di Marines ha sistematicamente e a sangue freddo massacrato lo scorso novembre 24 civili iracheni, tra cui undici donne e bambini. La strage di Haditha, una città nella provincia sunnita di Anbar, è durata da tre a cinque ore e alla fine tra i morti c'era anche un bimbo di tre anni, hanno concluso gli investigatori militari. I risultati della prima inchiesta del Pentagono sono stati illustrati nei giorni scorsi al ministro della Difesa Donald Rumsfeld e venerdì al Congresso.Le conclusioni trapelano col contagocce ma quanto è emerso finora è agghiacciante. In un segnale che conferma la gravità della situazione, il comandante dei Marines, generale Michael Hagee, è partito ieri per un viaggio lampo a Baghdad: un blitz all'insegna del bisogno di rammentare ai soldati quel che non dovrebbe essere rammentato (il rispetto della Convenzione di Ginevra e l'ordine di proteggere i civili) e contrastare quella che lo stesso Hagee, in un discorso alle truppe il cui testo è stato anticipato dal Pentagono, ha definito «la tendenza a diventare indifferenti alla perdita di vite umane». La strage di Haditha risale al 19 novembre. I Marines assassini della Kilo Company di base a Camp Pendleton rischiano incriminazioni che nei casi più gravi potrebbero comportare la pena di morte, hanno detto al New York Times due avvocati contattati per una eventuale difesa. La furia omicida dei soldati, molti di loro al terzo turno di ferma in Iraq, era scattata dopo l'esplosione di ordigno rudimentale sulla strada che aveva ucciso uno di loro, il caporale Miguel Terraza. Nel caos seguito all'attacco, i Marines hanno fermato un taxi che trasportava cinque uomini disarmati: sono stati fatti scendere e giustiziati sul posto.Come è poi prassi in seguito a un agguato, i militari hanno fatto irruzione in quattro case limitrofe. Ma anziché applicare la Convenzione di Ginevra che prevede di identificare i combattenti prima di prendere misure contro di loro, i soldati hanno ucciso «con metodo» e senza provocazione, hanno detto al New York Times fonti dell'amministrazione e del Congresso a conoscenza dell'inchiesta: solo nella quarta e ultima casa della strage sono state trovate armi. Il giorno stesso dell'incidente i marines annunciarono in un comunicato la morte di 15 civili a causa di una bomba piazzata sulla strada mentre altri otto insorti erano rimasti uccisi in uno scontro a fuoco. Sei mesi dopo questa versione, due comandanti sono stati rimossi (il comandante della Kilo Company capitano Luke McConnell e il comandante del Battaglione colonnello Jeffrey Chessani) e una decina di militari sono finiti sotto inchiesta: tra questi il sergente Frank Wuterich che comandava la squadra e alcuni caporali. Le pallottole che hanno ucciso i civili venivano «da un paio di fucili», ha scoperto una delle inchieste del Pentagono, una delle quali sta cercando di accertare un possibile cover up.I risultati preliminari della prima inchiesta, condotta dal generale Eldon Bargewell, sono stati presentati ieri in Congresso per preparare il terreno alla loro ufficializzazione e prevenire una esplosione di indignazione come accadde con lo scandalo delle torture nel 2004. «Sono incidenti gravissimi», ha detto dopo il briefing il capo della Commissione Forze Armate del Senato John Warner, un repubblicano. «È peggio di Abu Ghraib», ha commentato l'ex generale David Brahms, ex avvocato capo del corpo dei Marines, osservando che «ad Abu Ghraib non è morto nessuno».Le indagini sulla strage di Haditha sono state iniziate in febbraio, dopo che il settimanale Time ha mostrato a un portavoce militare americano un video con i sanguinosi effetti del massacro. Oltre al video di Time, altre prove documentarie della strage ottenute dagli investigatori comprendono una serie di foto scattate da un'altra pattuglia dei Marines arrivati sulla scena poco dopo le esecuzioni. In una di queste foto, requisite dai comandi lo scorso aprile, si vedono una madre e un bambino inginocchiati sul pavimento come in preghiera. Entrambi morti, uccisi da pallottole sparate da distanza ravvicinati.
      http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=56718

     

     

     

    Vietnam, 1968: il massacro di My Lai
    16 marzo 1968, My Lai, Vietnam
    Giusto trent'anni fa. Alle sette e mezza di mattina la compagnia Charlie della 11esima brigata americana irrompe nel villaggio di My Lay, nel distretto sud-vietnamita di Son My. Lì nella zona dovrebbero trovarsi molti guerriglieri Vietcong. In realtà, di Vietcong nemmeno l'ombra. «Questo è quello che aspettavate - dice il comandante ai suoi soldati - una missione 'cerca e distruggi'». Il reparto è guidato da un tenente che ha poco più di 24 anni: William L. Calley. E' uscito dalla scuola per ufficiali di Fort Benning, in Georgia e si trova in Vietnam da soli tre mesi, ma ha già due decorazioni. Calley esegue alla perfezione l'ordine del suo diretto superiore, il capitano Ernest Medina: «Neutralizzare il nemico uccidendo tutti». Anzi è proprio lui ad aprire il fuoco per primo, dicendo ai suoi uomini di «togliere chiunque di mezzo». Una sosta alle 11 e poi riprendono le operazioni: 347 civili, per lo più donne, bambini e anziani, massacrati. Uno dei soldati dirà più tardi: «Avevo una sensazione di potenza. Di distruzione... Nel Vietnam ti rendevi conto che potevi violentare una donna e nessuno poteva dirti niente». Passerà del tempo prima che la strage di My Lai divenga nota: finalmente, nel giugno del '69, Calley viene rimandato negli Stati Uniti e inquisito per crimini che comportano la condanna a morte o la detenzione a vita. Il 29 marzo del 1972 è condannato all'ergastolo. Il presidente Nixon abbrevierà a vent'anni la sua reclusione, che però ha fine nel '74, quando Calley esce di galera e si dà agli affari in campo assicurativo. Medina se la cavò invece con le dimissioni. Tutto merito di un ex GI, Ronald Ridenhour, che ne aveva sentito parlare dai colleghi e che allora scrisse una lettera all'esercito e ad alcuni parlamentari. Da lì prese anche le mosse l'inchiesta giornalistica di Seymour Hersh; vincerà per questo il premio Pulitzer. La cosa più difficile, in questo come in altri casi, fu rompere le omertà e le coperture che soldati e ufficiali si davano reciprocamente. A sua volta Calley, durante il processo, pubblica un libro, "Il tenente Calley", con l'aiuto del giornalista John Sack. E' la sua storia e la sua tesi difensiva: anmmette la strage, cerca di difendersi, narrando a sua volta altre atrocità di cui fu testimone, ma sostiene di avere semplicemente eseguito gli ordini di Medina. Risulterà tuttavia evidente una sua responsabilità individuale, ben aldilà degli ordini ricevuti. Per molti americani fu un trauma, ma non per il generale Samuel Koster, che comandava ala Divisione America e che a quel tempo era anche il sovrintendente dell'Accademia di West Point. Alla fine Koster si dimise, ma tenne un memorabile discorso ai suoi cadetti: «Non lasciate che i bastardi vi stritolino». Applaudirono i giovani e uno di loro commenterà: «Una carriera così meravigliosa, e rovinata per colpa dei media». Ma non erano tutti così i soldati americani: tre di loro, in quello stesso giorno si comportarono ben diversamente. E' la storia di tre soldati che a quel massacro cercarono di opporsi. Tre eroi dimenticati, che adesso, marzo 1998, ricevono una medaglia al valore per quello che fecero quella mattina del 16 marzo 1968. Hugh Thompson, allora ventiquattrenne pilota d'elicottero, stava sorvolando My Lai con due compagni, Lawrence Colburn e Glenn Andreotta (quest'ultimo morirà tre settimane dopo, cadendo al suolo col suo velivolo). Quello che vedono è un ufficiale che calpesta il corpo di una giovane donna accasciata a terra e la uccide con un colpo alla nuca; e ancora: corpi di bambini vietnamiti, donne e anziani ammassati in una fossa. Thompson atterra e non riesce a darsi una spiegazione per quello che sta succedendo. Quando vede i soldati della propria compagnia avanzare verso una baracca dove stanno, immobili e impauriti, un'anziana donna, un neonato e un bambino, decide di ordinare a Colburn di proteggere i civili anche a costo di fare fuoco sugli americani. I tre riescono a portare in salvo una dozzina di persone. Andreotta recupera un bambino di due anni ancora aggrappato al corpo della madre morta. Dopo My Lai, Thompson riceve la croce al valor militare e Colburn le stelle di bronzo, ma Thompson sostiene che fu solo per tenerli buoni. Infatti il loro gesto venne messo a tacere, un po' per dimenticare quell'infamia commessa dall'esercito e un po' perché comunque i tre si misero contro la loro bandiera.  Oggi Thompson e Colburn sono stati decorati pubblicamente, al Vietnam Veterans Memorial, a Washington. E' successo venerdì 6 marzo, trent'anni dopo. Quasi nessuno conosceva il loro gesto fino a quando, dieci anni fa, David Egan, professore alla Clemson University, vide un documentario alla BBC su My Lai, in cui si intervistava Thompson, e da allora iniziò una sua campagna personale perché Thompson, Colburn e Andreotta avessero un qualche riconoscimento ufficiale. Nel trentesimo anniversario del massacro, l'esercito riconosce un errore e onora i tre soldati per «prestazioni eroiche nel salvare la vita di civili vietnamiti durante l'illegale massacro di non-combattenti da parte delle truppe americane». Thompson, che è consulente per veterani a Lafayette, in Louisiana, e Colburn, commesso a Woodstock, in Georgia, sono in questi giorni a My Lai per la commemorazione della strage, a incontrare quelle persone che salvarono. Le accoglienze ci sono state, e gli abbracci anche, ma alle festa mancava proprio il bambino salvato da Thompson: è in carcere in Vietnam nella provincia di Dong Nai. Deve scontare tre anni per furto. 

     Vietnam, 1968: il massacro di My Lai (da media68.net

     

     

    May 25

    "Telecom schedava gli ex clientiche cambiavano operatore"

     

    Telecom Italia ha schedato migliaia di ex clienti passati ad altri operatori telefonici. Ha acquisito e utilizzato informazioni privilegiate che li riguardavano (profili anagrafici, domicili, utenze, consumi telefonici, propensioni alla spesa) "in violazione di precisi obblighi legali e regolamentari". Lo ha fatto "con pratiche abusive", "in violazione delle norme sulla concorrenza" e "con mezzi non obiettivamente giustificabili". Così sono andate le cose nella più grande azienda telefonica del Paese. Quantomeno a fini commerciali. Per spezzare l'offensiva di un aggressivo concorrente, Fastweb. Lo scrive nella sua ordinanza, firmata il 2 maggio scorso e depositata il 16, Filippo Lamanna, giudice della prima sezione della Corte di appello civile di Milano. Quarantaquattro pagine che documentano un abuso ai danni di migliaia di consumatori. Ne ordinano "l'immediata cessazione". Fissano una sanzione di 500 euro per ogni singolo illecito che dovesse ripetersi. Avvisano Telecom del possibile approdo dell'affare: "Poiché il trattamento illecito di dati riservati è fonte di molteplici fattispecie di reato, punibili anche con la reclusione, ci si riserva la decisione di comunicare o meno quanto emerso alla competente autorità di indagine penale". Vale a dire alla Procura di Milano che - come ha rivelato "Repubblica" il 23 maggio scorso - dell'uso di informazioni riservate e violazione della privacy si sta già occupando nell'indagine a carico di Emanuele Cipriani, investigatore privato a contratto liquidato da Telecom con 14 milioni di euro su conti esteri e nei cui computer sono saltati fuori migliaia di dossier abusivi sull'intera classe dirigente italiana. Ma veniamo dunque a quanto documentato nell'ordinanza di Lamanna. Tra il dicembre 2005 e il marzo di quest'anno, Fastweb e Telecom Italia finiscono in tribunale. I due operatori telefonici si accusano a vicenda di concorrenza sleale e di abuso di posizione dominante nel mercato della telefonia fissa. All'apparenza è materia per addetti che ha a che fare con il dumping sulle tariffe tra i due maggiori concorrenti sul mercato. In realtà, al nocciolo della storia c'è dell'altro. Il giudice Lamanna acquisisce un'intervista rilasciata nella primavera 2004 da Leonardo Mangiavacchi, responsabile del "Customer insight Management" di Telecom, a "Insight", periodico on-line di "Business intelligence". Il manager spiega: "Telecom ha avviato un'attività diretta a ottenere segmentazioni estremamente spinte della clientela. Siamo arrivati a ragionare su "cluster" molto piccoli incrociando un enorme numero di informazioni. La nostra prima attività è stata la razionalizzazione dei processi informativi, in particolare relativi al traffico telefonico". Le coordinate indicate dal dirigente Telecom, nello svelare una strategia aziendale per il recupero di quote di mercato fotografano quel che in concreto, da mesi, avviene nelle case di migliaia di consumatori che hanno disdetto il loro contratto con Telecom e sono passati a Fastweb. Ricevono telefonate dai call center Telecom con l'invito a tornare al vecchio operatore. Per convincerli, i venditori Telecom offrono tariffe che calzano come un guanto sulle loro esigenze. Chi chiama da quei call center - documenta l'ordinanza - dimostra di conoscere perfettamente oltre ai nominativi, "i consumi pregressi e i profili di propensione alla spesa dei clienti passati alla concorrenza". Di loro, gli uomini del "recupero clienti" Telecom sanno tutto. Quanto telefonano, verso quali apparecchi, in quale zona d'Italia. Se utilizzano o meno la banda larga internet. Conoscono, soprattutto, a quale nuovo operatore si sono affidati.
    Come è possibile?
    Il giudice Lamanna si fa curioso. Scrive: "Un cliente Fastweb cessa di avere rapporti con il gestore di provenienza, Telecom. Infatti, sia la linea, quanto il traffico, sono gestiti ex novo dal nuovo operatore, che ha realizzato una propria infrastruttura. Nuova ed autonoma, di cui fa parte anche il "doppino in rame" del cosiddetto ultimo miglio. Telecom non dovrebbe dunque sapere che quel doppino è attivo con un altro operatore". E invece lo sa. Perché? "Se lo sa - scrive il giudice - sta abusando di un'informazione acquisita altrimenti".
    Dove?
     Telecom sostiene di aver attinto ad "archivi pubblici": "le Pagine Bianche" e "l'elenco dei clienti Fastweb su internet". Il giudice Lamanna accerta le due circostanze come false. Scrive: "Le Pagine Bianche non contengono alcuna informazione sulle caratteristiche dei clienti e sulla loro propensione al consumo o sull'uso della banda larga". Aggiunge: "Il sito Fastweb ha consentito fino alla primavera 2005 di trovare il numero di un abbonato, ma soltanto conoscendone già il nome". E dunque e ancora: dove ha pescato le sue informazioni Telecom? Se ne era già in possesso, la legge gli avrebbe imposto di distruggerle a contratto rescisso. Se non le aveva, deve averle pescate nella "Base Dati Unica", che raccoglie i dati sui consumatori così come comunicati da tutti gli operatori con licenza di rete fissa o mobile. Ma a quell'archivio si può accedere "esclusivamente per finalità di sicurezza e gestione". Se è qui che Telecom ha attinto, la violazione diventa doppia.
    Delle conclusioni di Lamanna abbiamo detto. La replica di Telecom arriva nella serata di ieri. In mattinata, Repubblica aveva formulato quattro domande: "Quali sono le regole per la trattazione dei dati sensibili?" "Le informazioni sugli ex clienti vengono distrutte e in questo caso con quale cadenza temporale?" "Quali uffici aziendali hanno accesso a queste informazioni?" "I responsabili della sicurezza Telecom hanno accesso alla Base Dati Unica?". Ecco la risposta: "Si sta valutando l'eventuale impugnazione dell'ordinanza e dunque non abbiamo altro da aggiungere a quanto già comunicato il 16 maggio. Non sono mai stati utilizzati i dati degli ex clienti e l'azienda non ha promosso alcuna campagna riservata all'attuale clientela Fastweb".
    Una sola annotazione di fatto. Agli atti del processo di Milano, figurano due documenti riservati della Divisione commerciale Telecom: "Lista di marketing su 7732 clienti residenziali romani Fastweb"; "Lista di marketing su clienti business platinum". I clienti sono classificati in "fasce". Per volume di traffico telefonico, spesa e, naturalmente, gestore cui si sono rivolti. Fastweb, appunto
    http://www.repubblica.it/2006/05/sezioni/cronaca/telecom-schedava/telecom-schedava/telecom-schedava.html
    May 24

    MARIGLIANO OSCAR PER IL GIOCO DELLE TRE SCIMMIETTE

    Solo e sempre interrogazioni consiliari da parte dei Consiglieri,mai niente di concreto da parte dell'esecutivo.Tutti fanno finta di non vedere,di non sentire,a Marigliano sono bravi nel gioco delle tre scimmiette,nessuno sente,nessuno vede,nessuno parla,aggiungerei io:nessuno agisce!A marigliano abbiamo

    il Presidio del Corpo Forestale dello Stato,accolto in pompa magna lo scorso 3 maggio,con tanto di arrivo in elicottero delle personalità invitate,agenti a cavallo,vescovo ed onorevoli,ebbene ora mi chiedo:"2 agenti,senza telefono,senza pc e 11 comuni da pattugliare cosa possono fare?"Neanche le segnalazioni che facciamo da cliccamarigliano e dai giornali servono più a far smuovere qualcosa.Gran magra consolazione il ritrovamento della discarica ad Acerra,certo è importante,ma per giungere allla discarica di Acerra,si passa dalle discariche abusive e pericolose da noi segnalate,come si fà a non vederle?Certo sequestrare i siti inquinati va bene,ma se vengono dissequestrati poco dopo,per permettere ai proprietari o ai vari enti di sgombrare la zona dai rifiuti ed effettuare una bonifica e,poi non si controlla che venga fatto ,ecco che si ritorna al gioco delle tre scimmiette,gioco per il quale  se fosse istituito l'oscar per il miglior  interprete,il Comune di Marigliano sarebbe il vincitore assoluto!

    SEQUESTRATA DISCARICA ABUSIVA DI RIFIUTI SPECIALI

     Inviato da Assia Cerciello il 24/5/2006 7:50:00 News dello stesso autore

    Il nucleo di Polizia Ambientale del Comune di Acerra, guidato dal maresciallo Michele Liguori, insieme al personale del Corpo Forestale dello Stato della stazione di Marigliano, ha sequestrato, venerdì mattina, una discarica abusiva di rifiuti speciali in località lagno Gorgone, nel territorio del Comune di Acerra, al confine con i Comuni di Maddaloni e Marcianise, in un terreno di proprietà della Regione Campania, settore acque...

    Durante il sopralluogo lungo l’alveo del Gorgone, gli agenti hanno rivenuto oltre 30 lastre di eternit contenente amianto, stimato in circa mc 3 che, per il colore e per la tipologia, sono da assimilare a materiale già rinvenuto e sequestrato nei mesi scorsi in contrada Grottareale. Questa mattina, inoltre, sono stati rinvenuti e sequestrati anche oltre 100 contenitori di polistirolo. L’area interessata è stata posto sotto sequestro e sono stati nominati custodi giudiziari il direttore del Consorzio generale del Bacino inferiore del Volturno, e il direttore operativo di Jacorossi spa.

    Le indagini da parte della polizia ambientale e del Corpo Forestale continuano per individuare chi ha scaricato abusivamente il materiale nella zona in questione. Vorrei ricordare alla Forestale, che anche alla masseria N’Guscio (nella foto), località Pantano, estrema periferia di Marigliano ci sono lastre di eternit semibruciate, e una grande quantità di polistirolo.

     http://www.cliccamarigliano.net/modules/news/

    CAMION DEI RIFIUTI ABBANDONATO
    Inviato da Assia Cerciello il 24/5/2006 8:20:00 News dello stesso autore

    La sera del 22 maggio, durante il Consiglio Comunale è stata presentata da parte del consigliere Michelangelo Esposito Mocerino, capogruppo di Alleanza Nazionale una raccomandazione avente ad oggetto la presenza di un camion per la raccolta dei rifiuti solidi urbani che sosta inutilizzato nell'area parcheggio gratuito presso la stazione delle Ferrovie dello Stato...

    Il mezzo, non più vecchio di 4/5 anni, sosta nell'area 24 ore su 24 e, giacendo inutilizzato, è alla mercé dei vandali che lo stanno facendo oggetto di ripetuti scempi. Il camion, inoltre, è stranamente colmo di rifiuti.

    Preso atto di ciò, il consigliere ha interrogato l'assise circa la paternità del camion e circa i motivi
    per i quali il mezzo sosta colmo di rifiuti. Tale raccomandazione è stata
    documentata da fotografie che sono state messe agli atti della Presidenza del Consiglio Comunale e che trovate qui in allegato.

    FONTE:

    http://www.cliccamarigliano.net/modules/news/

    May 23

    Le destre attaccano Bindi e Ferrero. La loro colpa: pensare di cambiare le cose

    La nuova responsabile della famiglia, Rosi Bindi, annuncia al Corriere della sera le linee-guida del suo programma: apertura al riconoscimento giuridico delle coppie di fatto e disponibilità alla revisione della legge 40. Nulla di più e nulla di meno di quello che è scritto nel programma dell’Unione: ma basta per scatenare le ire della destra. Fioccano, per la pasionaria della Margherita, le bocciature in “cattolicesimo” (da quali pulpiti) e spicca la reprimenda dell’Osservatore romano, che parla per lei di insostenibili “acrobazie dialettiche”. Un altro neo-ministro, Paolo Ferrero, responsabile della solidarietà sociale, spiega quali sono le priorità della sua agenda: abrogare la legge Bossi-Fini, che oggi condanna alla clandestinità migliaia di lavoratori migranti e riscrivere da cima a fondo la legge sulle tossicodipendenze, per recuperare la distinzione (di buon senso) tra droghe pesanti e droghe leggere e combattere lo spaccio e il narcotraffico piuttosto che il consumo. Anche qui siamo nell’ambito del progetto programmatico sottoscritto dalle forze dell’Unione, che, sia pure con una maggioranza non ampia, è stato premiato il 9-10 aprile dagli elettori italiani. Ma anche queste enunciazioni sono destinate a suscitare reazioni inconsulte: si dirà, si è già detto, che il rifondarolo Ferrero con una mano vuole spalancare le frontiere del paese agli stranieri, anzi agli islamici, anzi ai criminali fondamentalisti, e con l’altra mano incita i giovani a drogarsi. Accuse e reazioni in fondo scontate, quando e se provengono dalle file dell’ex-maggioranza di centrodestra, o da quelle alte gerarchie ecclesiastiche che, brandendo la così detta “legge naturale”, non rinunciano ad esercitare tutto il loro peso sulle leggi dello Stato italiano. Il fatto è che, però, non si tratta soltanto di questo - della prevedibile, dura, dialettica tra centrosinistra e centrodestra, tra progressisti e reazionari - ma di un più complicato e anche curioso fenomeno. Quale?
    Di solito, un governo appena insediato, una volta archiviate le campagne elettorali, tende a lasciare in ombra i suoi propositi riformatori, a rientrare precocemente nella routine politico-istituzionale, insomma a “sedersi sugli allori” e a rinviare sine die le sue promesse. E’ facile, perciò, accusarlo di “scolorire” il suo programma, se non di tradirlo. Questa volta - forse è la prima volta, se la memoria non ci fa scherzi - sta succedendo l’esatto contrario: il nuovo esecutivo - e nuovi ministri come Bindi e Ferrero - sono aspramente rimproverati di esser coerenti con la propria fisionomia originaria, cioè di esser fedeli al programma dell’Unione. Di più. Un “potere forte” come il Corriere della sera, che pure si è schierato contro Berlusconi ed ha auspicato un cambiamento di fase politica, ora scopre, con vivo disappunto, che la nuova compagine è effettivamente di centrosinistra: cioè che è diversa dal centrodestra di appena ieri. In effetti, essa conta tra i suoi esponenti (specie nei delicati dicasteri della politica sociale) figure di sinistra, determinate a far valere l’unica “ragion d’essere” che le ha portate lì dove sono: segnare una discontinuità effettiva, nel metodo, nel merito e nella pratica politica, con il quinquennio berlusconiano. Sembra quasi di citare monsieur De Lapalisse: ma che cos’è un cambiamento se non contiene modificazioni evidenti e percepibili? Ma il Corriere non se ne dà per inteso: dimenticando, perfino, che la sinistra-sinistra ha fornito alla vittoria dell’Unione un apporto determinante, anche dal punto di vista quantitativo, ora paventa la sfiducia del New York Times, dell’Economist e della buona borghesia europea. Esemplare, in questo senso, l’articolo di ieri di Sergio Romano: dove solo alcuni ministri - bontà sua - sono promossi a pieni voti e definiti come “personalità di buon livello”, e dove gli altri, quasi tutti gli altri, sono sostanzialmente insultati, tacciati come estremisti frequentatori di cortei, simpatizzanti di no global, e così via. “Quinte colonne”, arriva a scrivere l’ex-ambasciatore: quinte colonne di che? Vediamo. Difendere la laicità dello Stato, non certo contro i cattolici ma contro l’oscurantismo, e aprire un dialogo, non più che un dialogo, con le nuove istanze della società (in grande maggioranza favorevole non alle unioni civili ma ai Pacs, cattolici compresi). Adoperarsi per far rientrare nella legalità i migranti che svolgono lavori determinanti nell’equilibrio sociale e lavorativo dell’Italia, a cominciare dall’assistenza ai nostri vecchi e ai nostri malati. Abbattere una legge che ti manda in galera se fumi uno spinello. Tutto questo sarebbe una manifestazione reiterata di “massimalismo”, di estremismo, o di sovversione? Tutto questo sconvolgerebbe i grandi poteri “anglosassoni”, come si usa dire con accentuata scelta eufemistica? Appunto, la verità è un’altra. Anzi, sono almeno due.
    La prima è che la borghesia attuale diffida ormai in profondità della più “elementare” pratica di alternanza, e coltiva un solo obiettivo: la Grande Coalizione, qualunque siano le sue applicazioni od articolazioni formali. Il Grande Centro come unica dimensione oggi auspicabile della politica e del governo. Perciò, il governo Prodi non può piacerle: perché è comunque alternativo alla destra e trae la sua legittimazione politica dal mandato popolare.
    Si ripropone qui (ma il tema merita ben altre riflessioni) la paura borghese del consenso e della sovranità popolare: chi, come l’Unione, abbia vinto in un contesto di bipolarismo accentuato, in un conflitto intenso e anche aspro con lo schieramento avversario, non potrà che esserne condizionato. Non potrà che risultarne oggettivamente spostato a sinistra. Appunto: non la sinistra “massimalista” (che non c’è più dai tempi di Serrati), ma la sinistra tout court - moderata, antagonista, ambientalista, femminista, pacifista - è l’avversario strategico della campagna del Corriere. In fondo, essa, dopo aver fornito alla coalizione il suo modesto serbatoio di voti, dovrebbe estinguersi, rinunciare ad esprimere ogni sua peculiare istanza, suicidarsi. L’unica politica accettabile, anche per la borghesia illuminata, è quella delineata da Confindustria: una forte continuità neoliberista nella politica economica e sociale, una sostanziale salvaguardia della diseguale, disegualissima, distribuzione attuale della ricchezza, una garanzia autentica, insomma, degli interessi (di classe, e come) da sostenere e soprattutto da rilanciare.
    L’altra verità è che non sono soltanto i ministri del Prc o gli esponenti del cattolicesimo solidaristico ad esser messi sull’avviso. Il più avvisato è in primis proprio lui, Romano Prodi: oggi sospettato di capeggiare una compagine dominata da lottacontinuotti dei primi anni ’70, domani chissà accusato di sovvertire lo Stato con le ricette bolsceviche suggerite dal professor Padoa Schioppa. Noi, intanto, ci accontentiamo di molto meno: della fatica di avviare un cambiamento vero, una vera inversione di tendenza. Di coltivare l’arte più difficile: l’autonomia della politica dai poteri forti. Vi sembra poco?
    www.liberazione.it di Rina Gagliardi

     

     

    ''discutibile'' che gli italiani all'estero possano votare in Italia

    <<< Berlusconi,intervistato dalla trasmissione 'Linea d'ombra' su Telenova, definisce ''discutibile'' che gli italiani all'estero possano votare in Italia, dato che ''non pagano le tasse'' nel nostro Paese. ''Purtroppo in una coalizione - spiega - molte cose si sono accettate; se non lo avessimo fatto, il governo sarebbe caduto. Molto spesso ho accettato di fare delle cose su cui non ero d'accordo'' >>>Nella foto Silvio Berlusconi (Infophoto) 
    Proprio non riesco a capirlo,Berlusconi resterà per me un dilemma mai sciolto.Si sono battuti tanto per dare il diritto al voto agli italiani all'estero e adesso lo rinnegano!Queste persone alle quali hanno dato il diritto di voto,ora non dovrebbero più averlo perchè non pagano le tasse in Italia?Ma decidetevi una buona volta,vabbè che avete già ammesso che la egge elettorale da voi voluta è una porcata,ma rinnegare ogni giorno qualcosa di nuovo,solo perchè è stato determinante per la vittoria del centrosinistra,è il classico comportamento dei bambini ai quali hanno portato via il lecca lecca.
    May 20

    «Sì» al governo dai senatori a vita:fischi e insulti dalla Cdl e Berlusconi

    Ciampi e Andreotti,sono stati candidati dalla destra per occupare lo scranno più alto della Repubblica Italiana.Sino ad ieri mattina (19 maggio ndr) erano  i candidati più autorevoli,degni di fiducia e di rispetto,erano sempre secondo il giudizio di Berlusconi e di tutta la destra ,gli unici in grado di garantire un settennato superpartes.Dopo il loro voto di fiducia al nascente governo Prodi,sono stati fischiati ,derisi e umiliati e,con loro tutti gli altri senatori a vita.Forse dimentica la destra che il diritto al voto è sancito dalla costituzione ed i senatori a vita non hanno fatto altro che esercitare un loro diritto.Berlusconi dopo aver dato del coglione a chi non vota per la CDL,ora  deride i senatori a vita della Repubblica Italiana,per di più alcuni dei quali ,suoi stessi candidati.Gran bel voltagabbana non c'è che dire.

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    Prodi ha la fiducia

    «Sì» al governo dai senatori a vita:

    fischi e insulti dalla Cdl e Berlusconi

    Fischi dai banchi della Casa delle Libertà per i sette senatori a vita che si sono espressi a favore del governo Prodi. Fischi per Giulio Andreotti, candidato dalla stessa Cdl a presidente del Senato solo venti giorni fa. Fischi per Rita Levi Montalcini, Oscar Luigi Scalfaro, Sergio Pininfarina, Francesco Cossiga, Emilio Colombo. E fischi per Carlo Azeglio Ciampi, fino a ieri il garante di tutti. «Necrofori, corrotti, parassiti», gridano al momento del voto i senatori della nuova opposizione. E gli insulti continuano anche a votazione conclusa. In testa, manco a dirlo, Silvio Berlusconi: «I senatori a vita – sostiene - hanno fatto qualcosa che era profondamente immorale secondo la coscienza della nostra parte politica». Una critica, ostentatamente faziosa, che non risparmia neanche Ciampi, anche lui censurato dal leader di Forza Italia con un secco: «Io mi sarei comportato in maniera diversa». «Se un giudizio del genere è stato veramente pronunciato dall'onorevole Berlusconi – replica il presidente del Senato Franco Marini - è inaccettabile, forse anche inspiegabile, per un uomo che ha avuto e che ha le sue responsabilità. Forse il clima elettorale continuo di questa nostra società, prima con le politiche e ora queste amministrative di grande peso, può aver influenzato un giudizio di questo genere». Ma l´attacco ai senatori a vita vede compatta, nel silenzio imbarazzato della sola Udc, tutta la Cdl, dalla Lega, a Forza Italia, ad An. Il coordinatore azzurro Fabrizio Cicchitto getta ombre sul settennato di Ciampi, accusandolo di trame oscure e faziosità: «L'atteggiamento univoco dei senatori a vita dimostra che quelli di essi che non sono di diritto, ma di nomina presidenziale sono stati scelti con spirito di parte». Unica voce fuori dal coro, ma non è una novità, quella di Marco Follini: «Aggredire i senatori a vita è insieme una mancanza di rispetto verso di loro ed un immeritato regalo politico a Prodi. Sono almeno due ragioni per non farlo». Dall´Unione dura condanna dei fischi del centrodestra. «Sono molto dispiaciuto perché è stata una scena che ha mostrato grande mancanza di rispetto per le istituzioni e per le persone», afferma Romano Prodi. «È davvero scandalosa la polemica innescata da Silvio Berlusconi sul voto dei senatori a vita», commenta Anna Finocchiaro, capogruppo dell´Ulivo a palazzo Madama. E Dario Franceschini, capogruppo ulivista alla Camera, ricorda come «tutti i loro predecessori, dal 1948 ad oggi, hanno semplicemente espresso il loro diritto di voto». Mette il dito nella piaga dell´incoerenza del centrodestra il segretario dei Ds Piero Fassino: «Sono andati anche a fischiare e a villaneggiare il senatore Giulio Andreotti che loro avevano presentato alla presidenza del Senato. Hanno villaneggiato il presidente Ciampi di cui fino a ieri tessevano le lodi. Questo dimostra quanto il centrodestra non abbia il senso dello Stato e non abbia rispetto delle persone».

    FONTE:

     http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=56476

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    COSSIGA NON CI STA E INVIA UNA LETTERA APERTA AL "CAVALIERE"

     Fischi al Senato, Cossiga a Berlusconi"Infondate le accuse di immoralità"

    ROMA - All'ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga non è andata giù l'accusa di immoralità rivolta ieri da Silvio Berlusconi ai senatori a vita, aspramente criticati per aver votato la fiducia al governo Prodi. Accuse avventate e infondate, pronunciate con leggerezza, secondo quanto afferma lo stesso Cossiga in una lettera aperta indirizzata al Cavaliere. Nella quale, innanzitutto, l'ex presidente stigmatizza senza mezzi termini "l'indegna gazzarra inscenata dai gruppi parlamentari della Casa delle Libertà mentre esprimevano il loro voto a favore della mozione di fiducia al Governo Prodi i senatori a vita, di diritto e di nomina presidenziale". Gente come Andreotti e Scalfaro, "ragazzotti che da oltre mezzo secolo "battono" le strade della politica", abituati a ben più violenti tipi di scontro e colluttazioni, "ma con minore astio, maleducazione e cattiveria", scrive Cossiga ricordando i tempi di Pajetta e Almirante. Fischi e contestazioni che non hanno risparmiato neanche Carlo Azeglio Ciampi. "Ben diversa", prosegue, "è l'accusa di 'immoralita che tu, con molta avventatezza e leggerezza, hai rivolto ai senatori a vita. "Si fosse trattato di un'accusa per qualche mio normale ma irregolare 'rapporto' per così dire sentimentale con qualche bella ragazza venezuelana o napoletana da te presentatami, passi! Ma la 'politica' e il servizio dello Stato", continua Cossiga, "sono stati per me e per la mia famiglia cosa troppo seria, perchè io possa accettare accuse di immoralità da un, anche se simpatico e abile, 'Paperon dei Paperoni' prestato alla politica, e non senza utile personale!". Cossiga ricorda all'ex premier: "Avevo proposto, il giorno che furono indette le elezioni, che i senatori a vita, di diritto e di nomina presidenziale, qualora nel voto per la fiducia al nuovo governo il loro singolo voto dovesse essere determinante in un senso o nell'altro, al fine di non alterare il risultato elettorale, espressione della volontà popolare, si dovessero astenere dal voto, pur dichiarando la loro preferenza politica. Ma questa mia tesi e proposta non è stata accolta da nessuno".
    E invita l'ex premier a fare un passo indietro nel tempo, nel giorno in cui "il governo Berlusconi ottenne la fiducia per un solo voto, a garantirla tre senatori a vita: Giovanni Agnelli, Francesco Cossiga e Giovanni Leone. Nessuna accusa di 'immoralita ci fu rivolta allora nè dalla sinistra nè...Da te!".

    FONTE: http://www.repubblica.it/2006/05/sezioni/politica/nuovo-governo-tre/lettera-cossiga/lettera-cossiga.html

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    «Nessuna lezione da un Paperone»

    Prima li hanno fischiati, poi li hanno coperti di insulti: immorali è stato il più benevolo. Se qualcuno pensava che la volgarità e la violenza del centro-destra si sarebbero placate con le elezioni, evidentemente si sbagliava. E il voto dei sette senatori a vita a favore del governo Prodi ha fatto rispuntare tutto l´astio e l´arroganza dell´opposizione di destra. Non si sono fermati di fronte a nulla, li hanno persino chiamati vecchi, usando questa parola a mo´ di clava.

    Ma i "vecchietti" non sembrano essersi persi d´animo. Anzi, sembrano più preoccupati gli altri, come l´ex segretario generale del Quirinale, Gifuni, che venerdì ha letteralmente protetto e scortato fuori dal Senato l´ex inquilino del Quirinale mentre piovevano insulti dai banchi dei berlusconiani e dei leghisti.

    Non posso accettare «accuse di immoralità da un, anche se simpatico e abile, Paperon dei Paperoni prestato alla politica, e non senza utile personale» scrive con la solita prolissità e franchezza un irato Francesco Cossiga a Berlusconi. Una lunga lettera nella quale rivendica la correttezza del proprio comportamento e ricorda all´uomo che si è fatto confezionare leggi ad personam a raffica di come nel 1996 avesse ottenuto la fiducia per un voto e grazie al voto determinante di tre senatori a vita.

    Più o meno analogo il ragionamento di Giulio Andreotti il quale, intervistato da Il Messaggero, ricorda come «il termine immorale sia assolutamente improprio. Anche se i senatori a vita non avessero votato, il governo ce l'avrebbe fatta lo stesso. Dico solo che quando ha fatto comodo che noi senatori a vita votassimo, eravamo considerati come tutti gli altri».

    FONTE:http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=56515

    May 18

    C'E' ANCORA SPERANZA

    Dopo giorni passati a fotografare campi e strade invase dai rifiuti,a respirare i fumi dei rifiuti speciali incendiati da gente senza scrupoli,tra lastre di eternit semibruciate,trovarsi di fronte ad uno spettacolo come quello che ho trovato nel quartiere Pontecitra,mi rincuora davvero.E' stato davvero un piacere scrivere di questo anziano che da una lezione di civiltà a tanta gente senza scrupoli.Un grazie di cuore al signor Russo!

    Il GIARDINO DI PONTECITRA

    Inviato da Assia Cerciello il 17/5/2006 8:10:00 (86 letture) News dello stesso autore

    Cercate una location inedita per le vostre fotografie in mezzo al verde? Recatevi nel quartiere Pontecitra, precisamente alla Torre 07, scala B e resterete stupiti; vi troverete di fronte un giardino stupendo, con prato tagliato di fresco ed aiuole fiorite, roseti ed alberi ben curati. Tutto questo è il frutto del lavoro di un pensionato, il signor Russo Giovanni...

    Il signor Russo, da più di 10 anni, dedica tempo e denaro alla cura di questo giardino, ha comprato sempre con i suoi soldi, anche la falciatrice; inutile dire che è molto orgoglioso del suo lavoro e, ci racconta con sorriso soddisfatto che nel "suo" giardino hanno fatto delle foto anche spose e i bambini che hanno ricevuto la Prima Comunione. Ma attenzione, non stiamo parlando di un giardino privato, bensì di una zona di verde pubblico, che solo grazie alle cure del signor Russo, non è degradata come il resto delle aree verdi del quartiere.






    Certo non si può pretendere che il signor Russo, (il quale cura questo giardino per passione) ripulisca l'intero quartiere, oppure che altri anziani facciano altrettanto, quest'incombenza spetta al comune e sarebbe auspicabile, soprattutto con il caldo che sta arrivando, che si provvedesse a tagliare l'erba, che supera abbondantemente il metro di altezza. Questo è periodo in cui i serpentelli si svegliano dal letargo, arrivano gli insetti e i bambini hanno diritto a degli spazi dove giocare. Non si chiede un giardino come quello del signor Russo, ma almeno che si tagli l'erba.






    Abbiamo incontrato anche due ragazzi che hanno la mansione di amministratori della scala B della Torre 07, Salvatore Fedele e Salvatore Di Costanzo, i quali ci hanno mostrato con giusto orgoglio, la sala condominiale che hanno attrezzato nell'androne della Torre, le scale ridipinte di fresco e l'ascensore che è uno dei pochi che funzionano.
    Anche i casotti sul tetto sono tutti in ordine e ben puliti. Ecco, questa è una bella risposta a chi denigra costantemente il quartiere Pontecitra ed i suoi abitanti; vorrei concludere con una frase che diceva sempre mio padre: "I buoni ed i cattivi sono ovunque!”


    Fonte:il sito per cui scrivo

    www.cliccamarigliano.net

     

    May 14

    25 giugno: un voto per cancellare la devolution

     Referendum sulla devolution, salviamo la Costituzione
    Un no deciso a «una riforma incoerente e squilibrata che produce danno al Paese». Lo dicono l´Unione, i sindacati, la Confederazione italiana agricoltori. E poi ancora cittadini, associazioni culturali e politiche, movimento che hanno aderito al Coordinamento nazionale delle iniziative per la difesa della Costituzione di cui è presidente il senatore a vita (ed ex capo dello Stato) Oscar Luigi Scalfaro.

    Così il premier in pectore Romano Prodi, dopo l´incontro di giovedì sera con Scalfaro, torna a parlare del referendum sulla "devolution" del 25 e 26 giugno. «La Carta Costituzionale è dei cittadini. Per questo abbiamo voluto che a chiedere il referendum fossero prima di tutto loro, con le loro firme. Ne servivano cinquecentomila ma io ho avuto l'onore di poter dire che quelle che avevamo raccolto erano oltre ottocentomila. Ora dobbiamo mobilitare tutti coloro, e sono tanti, che hanno a cuore l'unità dell'Italia» dice Prodi venerdì mattina.

    Sulla stessa linea i sindacati. «Abbiamo proposto, insieme con la Cgil e la Uil, di portare avanti, insieme, l'iniziativa contro la devoluzione - ha sottolineato il segretario nazionale della Cisl, Raffaele Bonanni - e a giorni dovremo perfezionare come far procedere questa iniziativa forte da parte del sindacato».

    Anche la Cia (Conferderazione italiana agricoltori) si è schierata apertamente per il no alla devolution:. «La riforma delinea un falso federalismo e non c'è un'idea solidale dell'Italia che mette in pericolo la stessa unità nazionale» In particolare gli agricoltori lamentano la diminuzione del livello dei servizi e dei diritti sociali e, soprattutto, il distacco tra le grandi aree del Paese

    Massimo impegno, dunque, per tutti per promuovere la più ampia informazione possibile sulle ragioni del no alla riforma. Un impegno reso ancora più gravoso dalla scarsità delle risorse finanziarie e dei mezzi di informazione a disposizione delle forze impegnate a «salvare» la Costituzione. Anche per questo ci si affiderà al rapporto diretto con i cittadini. In agenda ci sono già alcuni appuntamenti. Il primo sabato, a Palermo, con Rita Borsellino. Il secondo a Firenze il 1 giugno.
     

    La Iervolino: «C'è chi sta comprando voti»

     La Iervolino,ha fatto la scoperta dell'acqua calda!Ma dove ha vissuto fino ad oggi?Sono oramai anni che i voti si comprano,soprattutto quelli della povera gente,ai quali prima si davano pacchi di generi alimentari ed in seguito si è passati direttamente ai soldi.Poi la Iervolino dimentica il voto di favore,quello di scambio.Signora cara ma fino ad oggi dove è stata ,su Marte?Al mio paese lo sanno anche le pietre che il costo di un voto varia dai 15 ai 50 euro.Però sono cose che tutti dicono a bassa voce,nessuno che abbia il coraggio di denunciare quanto accade.E' un vero schifo,roba da farglieli ingoiare quei soldi,purtroppo però la realtà è questa,il mondo politico,soprattutto quello delle vecchie volpi fa sembrare il Gatto e la Volpe due ingenue colombelle.Si è svegliata tardi cara signora! 
    Seggio elettorale a Napoli - mmaggio 2006 - 220x150 - foto Ansa

    La Iervolino: «C'è chi sta comprando voti»

    di :Raffaele sardo

    fonte:

    http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=56300

    L'ombra della camorra si allunga sul voto napoletano. C'è un prezzario per acquistare voti in vista delle prossime amministrative. A denunciarlo è il candidato sindaco dell'Unione, Rosa Russo Iervolino. Una denuncia che segue quella già fatta durante la campagna elettorale delle politiche del 9 e 10 aprile scorso e che, in ogni caso, non ebbe alcun seguito particolare.

    «Mi risulta che ad alcuni siano stati offerti 30 euro e ad altri 70 per ogni voto, e mi risulta anche che siano stati offerti 1500 euro previa dimostrazione di 150 voti», ha detto la Iervolino, che ha anche parlato di «un fenomeno abbastanza diffuso» che non si limita ad un quartiere in particolare «con una preferenza per le zone più popolari e più povere della città». Le zone più a rischio, infatti, sarebbero quelle di Forcella, via Duomo e di Scampìa, dove è più forte la presenza dei gruppi criminali e il loro controllo sul territorio. Il sindaco in carica ha precisato anche che sta cercando di convincere le persone che le hanno rivelato i particolari di questa vicenda a recarsi in Procura per denunciare i fatti.

    Iervolino è ritornata sulla denuncia, fatta venerdì, di minacce da parte della camorra ad alcuni candidati: «Non mi posso recare in procura fino a quando ho degli elementi ma non delle prove. Ed in questa situazione, e con il clima di intimidazione che si sta creando è difficile avere prove». Quanto al clima che si respira rispetto alle elezioni di cinque anni fa, Iervolino l'ha definito in un certo senso migliore «perché i seggi saranno meglio organizzati ed attrezzati» lamentandosi poi del problema dei telefonini in cabina. «Appena ci sarà il ministro degli Interni - ha precisato- farò una telefonata perché sia chiara una circolare per presidenti dei seggi che impedisca l'ingresso in cabina con i telefonini. Mi rendo conto che è difficile, non sono ufficiali di polizia giudiziaria e non possono aprire le borse per vedere se ci sono i telefonini ma che almeno invitino i cittadini a dichiarare di non avere il cellulare. Quanto meno - ha concluso - che ci sia una presa di responsabilità esplicita».

    Quanto a sapere da che parte politica vengano questi tentativi di condizionare il voto in modo così pesante, il sindaco uscente ha detto: «Certo non sono stati minacciati dalla Iervolino». Anche l'on.le Giuseppe Gambale, capolista della Margherita, è intervenuto sulla denuncia del primo cittadino «Bisogna allertare il prossimo ministro dell'Interno. Ci risulta che già durante le scorse elezioni politiche si registrò un mercato del voto. Furono fotografati consensi venduti a 50 euro. Certo - ha aggiunto - non possiamo blindare o militarizzare le operazioni di voto, ma serve un lavoro di intelligence per monitorare quanto accade in campagna elettorale». Per Nicola Cosentino, coordinatore regionale di Forza Italia, «Quelle della Iervolino appaiono delle patetiche e provocatorie insinuazioni, create ad arte per gettare fango, o quanto meno pesanti e immotivati sospetti su chi non è schierato sul suo stesso fronte politico».
    May 08

    PEPPINO IMPASTATO 5 gennaio 1948 / 9 maggio 1978 per non dimenticare

    Nasce a Cinisi il 5 gennaio 1948 da Felicia Bartolotta e Luigi Impastato. La famiglia Impastato è bene inserita negli ambienti mafiosi locali: si noti che una sorella di Luigi ha sposato il capomafia Cesare Manzella, considerato uno dei boss che individuarono nei traffici di droga il nuovo terreno di accumulazione di denaro. Frequenta il Liceo Classico di Partinico ed appartiene a quegli anni il suo avvicinamento alla politica, particolarmente al PSIUP, formazione politica nata dopo l'ingresso del PSI nei governi di centro-sinistra. Assieme ad altri giovani fonda un giornale, "L'Idea socialista" che, dopo alcuni numeri, sarà sequestrato: di particolare interesse un servizio di Peppino sulla "Marcia della protesta e della pace" organizzata da Danilo Dolci nel marzo del 1967: il rapporto con Danilo, sia pure episodico, lascia un notevole segno nella formazione politica di

    Peppino.

    In una breve nota biografica Peppino scrive:

    "Arrivai alla politica nel lontano novembre del '65, su basi puramente emozionali: a partire cioè da una mia esigenza di reagire ad una condizione familiare ormai divenuta insostenibile. Mio padre, capo del piccolo clan e membro di un clan più vasto, con connotati ideologici tipici di una civiltà tardo-contadina e preindustriale, aveva concentrato tutti i suoi sforzi, sin dalla mia nascita, nel tentativo di impormi le sue scelte e il suo codice comportamentale. E' riuscito soltanto a tagliarmi ogni canale di comunicazione affettiva e compromettere definitivamente ogni possibilità di espansione lineare della mia soggettività. Approdai al PSIUP con la rabbia e la disperazione di chi, al tempo stesso, vuole rompere tutto e cerca protezione. Creammo un forte nucleo giovanile, fondammo un giornale e un movimento d'opinione, finimmo in tribunale e su tutti i giornali. Lasciai il PSIUP due anni dopo, quando d'autorità fu sciolta la Federazione Giovanile. Erano i tempi della rivoluzione culturale e del "Che". Il '68 mi prese quasi alla sprovvista. Partecipai disordinatamente alle lotte studentesche e alle prime occupazioni. Poi l'adesione, ancora na volta su un piano più emozionale che politico, alle tesi di uno dei tanti gruppi marxisti-leninisti, la Lega. Le lotte di Punta Raisi e lo straordinario movimento di massa che si è riusciti a costruirvi attorno. E' stato anche un periodo, delle dispute sul partito e sulla concezione e costruzione del partito: un momento di straordinario e affascinante processo di approfondimento teorico. Alla fine di quell'anno l'adesione ad uno dei due tronconi, quello maggioritario, del PCD'I ml.- il bisogno di un minimo di struttura organizzativa alle spalle (bisogno di protezione ), è stato molto forte. Passavo, con continuità ininterrotta da fasi di cupa disperazione a momenti di autentica esaltazione e capacità creativa: la costruzione di un vastissimo movimento d'opinione a livello giovanile, il proliferare delle sedi di partito nella zona, le prime esperienze di lotta di quartiere, stavano lì a dimostrarlo. Ma io mi allontanavo sempre più dalla realtà, diventava sempre più difficile stabilire un rapporto lineare col mondo esterno, mi racchiudevo sempre più in me stesso. Mi caratterizzava sempre più una grande paura di tutto e di tutti e al tempo stesso una voglia quasi incontrollabile di aprirmi e costruire. Da un mese all'altro, da una settimana all'altra, diventava sempre più difficile riconoscermi. Per giorni e giorni non parlavo con nessuno, poi ritornavo a gioire, a riproporre: vivevo in uno stato di incontrollabile schizofrenia. E mi beccai i primi ammonimenti e la prima sospensione dal partito. Fui anche trasferito in un. altro posto a svolgere attività, ma non riuscii a resistere per più di una settimana: mi fu anche proposto di trasferirmi a Palermo, al Cantiere Navale: un pò di vicinanza con la Classe mi avrebbe giovato. Avevano ragione, ma rifiutai.Mi trascinai in seguito, per qualche mese, in preda all'alcool, sino alla primavera del '72 ( assassinio di Feltrinelli e campagna per le elezioni politiche anticipate ). Aderii, con l'entusiasmo che mi ha sempre caratterizzato, alla proposta del gruppo del "Manifesto": sentivo il bisogno di garanzie istituzionali: mi beccai soltanto la cocente delusione della sconfitta elettorale. Furono mesi di delusione e disimpegno: mi trovavo, di fatto, fuori dalla politica. Autunno '72. Inizia la sua attività il Circolo Ottobre a Palermo, vi aderisco e do il mio contributo. Mi avvicino a "Lotta Continua" e al suo processo di revisione critica delle precedenti posizioni spontaneistiche, particolarmente in rapporto ai consigli: una problematico che mi aveva particolarmente affascinato nelle tesi del "Manifesto" Conosco Mauro Rostagno : è un episodio centrale nella mia vita degli ultimi anni. Aderisco a "Lotta Continua" nell'estate del '73, partecipo a quasi tutte le riunioni di scuola-quadri dell'organizzazione, stringo sempre più o rapporti con Rostagno: rappresenta per me un compagno che mi dà garanzie e sicurezza: comincio ad aprirmi alle sue posizioni libertarie, mi avvicino alla problematica renudista. Si riparte con l'iniziativa politica a Cinisi, si apre una sede e si dà luogo a quella meravigliosa, anche se molto parziale, esperienza di organizzazione degli edili. L'inverno è freddo, la mia disperazione è tiepida. Parto militare: è quel periodo, peraltro molto breve, il termometro del mio stato emozionale: vivo 110 giorni di continuo stato di angoscia e in preda alla più incredibile mania di persecuzione "

     

     

     

     

     

     

     

     

     


    Nel 1975 organizza il Circolo "Musica e Cultura", un'associazione che promuove attività culturali e musicali e che diventa il principale punto di riferimento por i giovani di Cinisi. All'interno del Circolo trovano particolare spazio ìl "Collettivo Femminista" e il "Collettivo Antinucleare" Il tentativo di superare la crisi complessiva dei gruppi che si ispiravano alle idee della sinistra "rivoluzionaria" , verificatasi intorno al 1977 porta Giuseppe Impastato e il suo gruppo alla realizzazione di Radio Aut, un'emittente autofinanziata che indirizza i suoi sforzi e la sua scelta nel campo della controinformazione e soprattutto in quello della satira nei confronti della mafia e degli esponenti della politica locale. Nel 1978 partecipa con una lista che ha il simbolo di Democrazia Proletaria, alle elezioni comunali a Cinisi. Viene assassinato il 9 maggio 1978, qualche giorno prima delle elezioni e qualche giorno dopo l'esposizione di una documentata mostra fotografica sulla devastazione del territorio operata da speculatori e gruppi mafiosi: il suo corpo è dilaniato da una carica di tritolo posta sui binari della linea ferrata Palermo-Trapani. Le indagini sono, in un primo tempo orientate sull'ipotesi di un attentato terroristico consumato dallo stesso Impastato, o, in subordine, di un suicidio "eclatante". Il caso giudiziario è stato chiuso e riaperto per ben tre volte, sino ad arrivare all'attuale processo, ancora in corso, nei confronti del boss di Cinisi Gaetano Badalamenti e del suo complice Vito Palazzolo, accusati di essere i mandanti del delitto.

     

    fonte:

    http://www.peppinoimpastato.com/biografia.htm

     

     

    May 06

    Ispettori a Villa Certosa. Il Cavaliere attacca: «Comunisti»

    Davide Madeddu

     

     Silvio Berlusconi con la bandana
    Parte l'ispezione a Villa Certosa e scoppia la polemica tra Berlusconi e la regione Sarda. Lunedì mattina, infatti, e dopo le autorizzazioni ministeriali (imposte dal segreto di Stato) gli ispettori del corpo forestale di vigilanza ambientale, coordinati dalla Procura della repubblica di Tempio che ha aperto un'inchiesta per appurare se ci sono state violazioni alle norme del piano ambientale, effettueranno un sopralluogo nell'area della residenza estiva del Cavaliere dove è stata realizzata una collinetta alta una decina di metri. Ispezione probabilmente non gradita al Cavaliere che, da Napoli, ha fatto sapere che nella collina dove da anziano insegnerà "botanica ai bambini" arriveranno gli "ispettori della sinistra". Dichiarazioni che hanno fatto scattare la replica secca e dura della Regione Sardegna. A respingere al mittente le accuse è, infatti l'assessore regionale all'Ambiente Tonino Dessì. «Il Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale - fa sapere con una nota - è una struttura tecnica della Regione Sardegna dotata per legge anche delle funzioni di Polizia Giudiziaria e di Polizia di Sicurezza, che coopera con le autorità dello Stato e con la magistratura». L'assessore regionale, che i giorni scorsi aveva fatto sapere di non aver «mai rilasciato, come assessorato e forestale, alcuna autorizzazione per le opere di Villa Certosa», va avanti. Ricordando che nell'attività svolta dal corpo e dall'istituzione non c'è niente di personale. «Questa Regione - continua l'assessore regionale - come articolazione costituzionale della Repubblica al pari delle altre istituzioni statali e locali, esercita oggi le proprie prerogative e le proprie funzioni senza spirito persecutorio, ma anche senza accettare l'esistenza di zone franche o di servitù, non solo pubbliche ma nemmeno private». Lunedì mattina, dunque, i funzionari della forestale, assieme ai magistrati visiteranno l'area già sottoposta a segreto di Stato.
    May 04

    GRAZIA A BOMPRESSI,LA CONSULTA:IL POTERE SPETTA A CIAMPI

     

     

     Ovidio Bompressi
    La Corte Costituzionale ha accolto il ricorso proposto dal presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi e ha dichiarato che non spettava al ministro della Giustizia impedire la prosecuzione del procedimento per la concessione della grazia ad Ovidio Bompressi. La Corte - rende noto in un comunicato Palazzo della Consulta - ha perciò annullato la lettera del ministro della Giustizia, Roberto Castelli.

    La vicenda nasce quando l'8 novembre 2004 il Capo dello Stato, esaminata la documentazione sull'istruttoria per la grazia chiesta da Ovidio Bompressi (imputato e condannato, in via definitiva, insieme ad Adriano Sofri per l'omicidio del commissario Calabresi), manifesta al ministro guardasigilli la volontà di concedere il provvedimento di clemenza e lo invita a predisporre il decreto di concessione della grazia, ma si trova di fronte a un "rifiuto" del ministro che, per iscritto, il 24 novembre, comunica al Quirinale «di non poter aderire a questa richiesta in quanto non condivisibile né sotto il profilo costituzionale, né nel merito» visto che «la Costituzione vigente pone in capo al ministro della Giustizia la responsabilità di formulare la proposta di grazia».
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    May 02

    Ma la Cdl ancora non ci sta

    di EUGENIO SCALFARI
     
    SE VOGLIAMO stare ai fatti, la prima domanda riguarda la tenuta della nuova maggioranza che la nuova opposizione riteneva impossibile specie al Senato, dato il piccolissimo scarto tra i due schieramenti. Su questa scommessa la Casa delle libertà aveva puntato tutte le sue carte, coadiuvata da un vasto spiegamento mediatico che ha cercato in tutti i modi di tessere la tela delle larghe intese tra le opposte sponde, rese necessarie dalla presunta ingovernabilità del Parlamento e del Paese.
    La condizione per realizzare quest'obiettivo era la vittoria di Giulio Andreotti, il rinvio dell'incarico a Prodi, infine il pareggio elettorale reso visibile nelle aule del Parlamento.
    I fatti hanno invece portato alla sconfitta di questa strategia. La maggioranza, sia pure di due soli voti, non è mai venuta meno. Sulla carta (esclusi i senatori a vita) il centrosinistra aveva al Senato 158 seggi e il centrodestra 156. Nella prima votazione di venerdì scorso ha avuto 157 voti contro i 140 di Andreotti e i 15 di Calderoli (155 in totale). Sono mancati un voto al candidato dell'Unione e un voto al candidato della Cdl. Nelle successive votazioni (quelle funestate da "Francesco-tiratori") Marini non è comunque mai sceso sotto ai 159 voti validi, fino ai 165 della votazione di ieri mattina, quella della vittoria, con una maggioranza di 9 voti sull'avversario.
    Questi sono i numeri. Lo sbando del centrosinistra non c'è mai stato e l'Unione ha tenuto in tutte le sue componenti.
    Ciò non significa che non vi siano stati episodi disdicevoli, schede volontariamente manomesse,
    ricostruibili, taroccate.
    Quante? Anche qui stiamo ai fatti. Ce ne sono state 3 nella seconda votazione annullata da Scalfaro e 2 nella successiva. I famosi "Francesco-tiratori" si sono manifestati quando però i voti di Marini erano già al di sopra dei seggi elettoralmente attribuiti al centrosinistra.
    Gli autori di quel taroccamento sono stati variamente indicati: senatori dell'Udeur, senatori votati dagli italiani residenti all'estero, senatori a vita, senatori del centrodestra che, invece di votare Andreotti, avrebbero "scherzato" sul nome di Marini storpiandolo a volontà per provocare l'annullamento delle loro schede e gettare il marasma del sospetto nel fronte avverso.
    Quest'ultima ipotesi non è stata fin qui formulata ma a me sembra la più probabile tenendo conto che Andreotti non ha mai superato i 155 voti nella giornata di venerdì.
    Avrebbe dovuto averne 156 stando ai risultati elettorali, più 3 senatori a vita (Cossiga, Pininfarina e lo stesso Andreotti) e così 159. Sono stati dunque 4 i voti mancanti all'appello. Che fine hanno fatto questi voti? Ecco un piccolo rebus che propongo alla riflessione di chi ha inneggiato o si è messo le mani nei capelli durante le votazioni senatoriali del 28 aprile.
    La "bagarre" sorta attorno alle schede taroccate non può certo essere ignorata. Marini e Andreotti ne hanno fatto entrambi le spese (alle schede intitolate a "Francesco Marini" hanno infatti fatto riscontro quelle compilate per "Andreotti senatore Giulio", "Andreotti G." e "senatore Andreotti Giulio" destinate alla riconoscibilità del voto segreto). Ma chi, come me, ha seguito per dovere professionale decine e decine di siffatte votazioni sa che esse sono sempre avvenute e sempre purtroppo avverranno intrecciando le votazioni per cariche istituzionali con la formazione dei governi, i programmi politici, le correnti interne ai partiti, l'intreccio tra affari e politica. Sono i difetti della democrazia parlamentare che non è certo un sistema perfetto anche se non se ne è ancora inventato uno migliore.

                         * * *
    Bertinotti e Marini, appena insediati nei loro scanni presidenziali, hanno pronunciato due buoni discorsi.
    Misurati, equilibrati, insistentemente al di sopra delle parti, volutamente rassicuranti e con la mano tesa verso gli avversari di un minuto prima. Hanno riscosso molti applausi della loro parte e anche della parte avversa. Nel momento dell'insediamento è sembrato che le due Camere fossero completamente diverse da come erano apparse poche ore o appena pochi minuti prima. Piaccia o non piaccia, questa è la politica. Non sempre è ipocrisia, spesso si tratta di cambiamento di ruolo, quando dal virtuale si passa alla realtà.
    Un solo personaggio non ha manifestato cambiamenti: Silvio Berlusconi.
    Durante l'insediamento di Bertinotti il suo viso era terreo, la mascella serrata, lo sguardo cupo, a volte smarrito ma sempre iroso e vendicativo.
    Nello spazio di ventiquattr'ore ha visto franare la sua strategia così puntigliosamente preparata. Affinché riuscisse, tutto era stato predisposto, dalla candidatura di Andreotti agli insulti e alle contestazioni contro Scalfaro, dal probabile taroccamento di alcune schede al martellamento sull'inevitabilità della "grande coalizione", dal voto sul nome di D'Alema contrapposto a quello di Bertinotti fino al costante dileggio sparso a piene mani contro Prodi.
    Non sono serviti. Per poche ore è sembrato che il fantasma d'un grande ritorno prendesse corpo, ma alle tre del pomeriggio di ieri la partita si è chiusa.
    Chi si illudesse che l'uomo di Arcore abbia deposto le armi e voglia collaborare alla pacificazione, prenderebbe però un grosso abbaglio. Non ha deposto un bel niente. Secondo la prassi avrebbe dovuto convocare immediatamente il Consiglio dei ministri e andare ieri sera al Quirinale a dimettersi. Non lo ha fatto; resta ancora abbarbicato come l'edera a Palazzo Chigi fino a martedì. Nel frattempo continua ad ingiungere a Ciampi di non dare l'incarico a Prodi che invece, se Ciampi lo considerasse necessario o semplicemente opportuno, rientra senza ombra di dubbio nei poteri costituzionali del presidente della Repubblica.
    Da questo punto di vista è bene chiarire che non c'è e non ci può essere alcun problema di ingorgo parlamentare. Se Ciampi deciderà di incaricare Prodi e se subito dopo avrà inizio il dibattito sulla fiducia, l'ingorgo tra quel dibattito e l'elezione del nuovo Capo dello Stato è puramente immaginaria. Il presidente della Repubblica infatti viene automaticamente prorogato fino a quando il nuovo governo da lui nominato abbia ottenuto la fiducia delle Camere ed è comunque, dopo il giuramento, già nella pienezza dei suoi poteri. Il "plenum" del Parlamento viene convocato dal presidente della Camera non appena adempiuti gli impegni di calendario. Non si verifica alcun vuoto costituzionale perché la "prorogatio" del Capo dello Stato è automatica e dura fino all'elezione del suo successore.
    Ma l'improntitudine del presidente del Consiglio uscente va ancora più in là, molto più in là. Come leader di Forza Italia ieri ha lanciato la candidatura di Gianni Letta per il Quirinale mentre i suoi portavoce aggiungevano i nomi di Pera e di Casini formando così una rosa sottoposta alla valutazione della nuova maggioranza parlamentare.
    Incredibile ma vero. La prassi consolidata vuole che, per la massima istituzione dello Stato sia la nuova maggioranza parlamentare a proporre all'opposizione una rosa di nomi per realizzare un'auspicabile convergenza di forze. Qui accade l'incontrario. E poiché la risposta non potrà che essere negativa, Berlusconi ne trarrà nuova legna per alimentare il fuoco del ribellismo alle regole e trasformare una legislatura già di per sé difficile in una rissa continua e permanente.

                         * * *
    Chi dei suoi lo seguirà in questo comportamento consapevolmente eversivo? I tre da lui candidati al Quirinale erano preventivamente informati di quella mossa estremamente spericolata? Si rendono conto del significato e degli effetti che ne derivano?
    Ma ancora più interessante è capire come sarà accolta l'ennesima provocazione berlusconiana da quella metà di italiani che lo ha ancora una volta votato, a cominciare dal Nord delle piccole imprese.
    Gli interessi dei ceti produttivi sono di avere un governo in grado di governare e non paralizzato da un'emergenza permanente. E poiché un governo tra pochi giorni ci sarà e nascerà poggiandosi ad una squadra di persone serie e preparate a cominciare da Tommaso Padoa Schioppa all'Economia, l'Italia produttiva si farà coinvolgere in un ribellismo continuo e paralizzante o manderà segnali visibili a chi ha ricevuto i suoi voti il 10 di aprile?
    Questa è la questione che i comportamenti di Berlusconi, ma anche quelli di Fini e di Casini, pongono a tutto il Paese.
    Naturalmente il frullatore mediatico di cui il padrone delle televisioni dispone è tale da far presagire una presentazione distorta dei fatti. Per questo è tanto più necessario il ruolo di chiarimento della libera stampa e del servizio pubblico televisivo se si riuscirà a liberarlo dall'ipoteca di Arcore senza peraltro indulgere a ipoteche di altro colore.

                         * * *
    Non posso però chiudere queste note senza soffermarmi brevemente sui due personaggi che sono stati al centro delle vicende nelle ultime quarantott'ore.
    Parlo dei due senatori a vita Andreotti e Scalfaro.
    Il primo ha accettato la candidatura del centrodestra alla presidenza del Senato. Essa è stata presentata come "super partes". Non lo era e Andreotti lo sapeva benissimo.
    Sapeva anche che tra i personaggi eminenti del quarantennio democristiano della Prima Repubblica lui è stato ed è il più discusso di tutti. Andreotti non è un nome che unisce ma un nome che divide.
    Abbiamo sperato (per lui, per la sua dignità e infine per l'età veneranda cui è arrivato e per la carica onorifica che ricopre) che dopo le votazioni di venerdì decidesse di ritirarsi da un confronto cui non avrebbe mai dovuto offrire il suo nome. Invece ha proseguito fino alla sconfitta finale. Esempio quanto mai disdicevole d'una passione per il potere e per le cariche che ha caratterizzato l'intera sua esistenza e che non può certo esser camuffata da spirito di servizio cristiano. Alla sua età poi...
    Oscar Luigi Scalfaro è stato aggredito a freddo da una metà del Senato e anche da persone - fuori dal Senato - che l'hanno insultato con livore e faziosità. Parlo specificamente di Gianfranco Fini, da alcuni mesi regredito di nuovo al fascismo di origine.
    Scalfaro ha presieduto una sessione tumultuosa di quell'assemblea. Ha giustamente rifiutato d'intervenire nella disputa tra i sei segretari provvisori ai quali, per regolamento, spetta in esclusiva il controllo delle schede di voto e della loro correttezza formale e sostanziale. Ha annullato la seconda votazione proprio per rispettare le obiezioni dei due segretari di centrodestra alle quali si opponevano i quattro segretari di centrosinistra.
    Nella terza votazione ha letto male una scheda. Se n'è scusato dinanzi all'assemblea ricordando con molta umiltà che alla sua età presiedere un consesso di quell'importanza e così tumultuoso per quattordici ore di fila lo aveva ridotto allo stremo delle forze. Avrebbe dovuto essere applaudito per questa sua dichiarazione, viceversa è stato sommerso da critiche impietose ad opera principalmente del senatore D'Onofrio, polverosa figura di vecchio democristiano ora portavoce dei desideri del padrone.
    Infine è stato redarguito con vociferazioni da stadio per aver spostato dalle 20 alle 22 della sera di venerdì la terza votazione per dar modo di poter votare ad alcuni membri dell'assemblea che si erano allontanati non prevedendo che la seduta sarebbe ripresa.
    Osservo che in votazioni importanti è interesse di tutti (o dovrebbe essere) che il maggior numero di aventi diritto al voto possa esercitarlo.
    Osservo che il presidente Pera ha postergato innumerevoli volte l'inizio delle votazioni quando veniva richiesta la verifica del numero legale.
    Infine osservo che c'è modo e modo di criticare un ex presidente della Repubblica che ha avuto il solo demerito di aver fatto rispettare la Costituzione anche a Silvio Berlusconi, il che non è certo un risultato di facile realizzazione.
    Se c'è stato un comportamento indecoroso in quanto è accaduto venerdì al Senato, è a mio avviso quello di una parte dell'assemblea nei confronti di un uomo di tarda età, ex presidente della Repubblica e senatore a vita, ex membro dell'Assemblea costituente del 1946, che ha servito il suo Paese per sessant'anni. Questo penso e questo scrivo.
    http://www.repubblica.it/2006/04/sezioni/politica/presidenti-camere-1/presidenti-camere-1/presidenti-camere-1.html

    QUEI NAZISTI ROSSI DI DEBORAH FAIT

    Qualcuno un giorno o l'altro dovrà riferire a Deborah Fait che i "nazirossi", come li definisce lei su Informazionecorretta, gli imbecilli come invece li definisco io, quelli che il 25 aprile al corteo di Milano hanno contestato la presenza dello striscione che ricorda la gloriosa Brigata Ebraica, non sono il centrosinistra.
    Quei gruppi - che anche se non sono molti sono però evidenti e rumorosi - bruciando la bandiera di Israele credono di aiutare il popolo palestinese: ebbene è giusto far sapere a Deborah Fait che non sono la maggioranza del centrosinistra. Anzi, se è corretto affermare che appartiene al centrosinistra chi vota per quel gruppo di partiti che lo formano, allora si può dire che parte di quei gruppi hanno scelto di collocarsi fuori dalle regole civili. Affermazione in apparenza elementare ma necessario ribadirla, perché serve ad evitare confusione e falsità.
    Chi sceglie di manifestare il proprio dissenso politico fischiando, può disturbare, non essere condiviso, ma la democrazia ci insegna che è lecito poterlo fare. Chi invece sceglie di contestare un governo bruciandone la bandiera o togliendo la parola ad un avversario politico, o aggredirlo anche verbalmente, significa che vuole comunicare di aver deciso di utilizzare strumenti di odio e di intolleranza. Strumenti che nulla hanno a che fare con quelli della democrazia.
    Se però Deborah Fait scrive che "i nazirossi quest'anno si sono scatenati forse perché forti del fatto di aver vinto le elezioni", non fa altro che falsificare la realtà creando confusione. Ecco, trovo che questa affermazione sia molto pericolosa per chi la legge senza avere gli strumenti necessari per valutarla. Trovo invece utile e prezioso per chi conosce i valori della tolleranza e del rispetto per l'altro, perché si adoperi per un uso chiaro, evitando di "gettare benzina sul fuoco" che invece continua a nutrire l'odio e l'indifferenza. Bisogna pur dirlo un giorno o l'altro a Deborah Fait che qualche decina di contestatori di sinistra, che chiamarli col proprio nome non è sbagliato, non c'è bisogno di definirli "nazirossi".
    Forse però Deborah Fait non si ricorda che soprattutto in Romagna, notoriamente terra di "nazirossi" come li definisce lei, la Gloriosa Brigata Ebraica (Jewish Infantry Brigade Group) addestrata in Egitto e composta da cinquemila volontari ebrei provenienti dalla Palestina, Inghilterra, Australia, Canada e Sudafrica, appena sbarcò in Italia fece penare non poco i nazisti. E i nazisti, sono altra cosa, anche se credo lo sappia bene. Lo dico anche se in realtà ognuno è libero di definire le cose e le persone come preferisce, perciò siamo in democrazia. Ma è necessario sapere anche che, spesso, chi non conosce le regole del rispetto è perché non ne conosce altre. Non conosce la storia,la propria storia, figuriamoci quella degli altri. Mentre invece Deborah Fait, nonostante conosca la storia sua e quella degli altri, preferisce però mettere tutti sullo stesso piano, contribuendo a incrementare confusione, falsità e pure una certa aria pesante. Simile a quell'aria pesante che si respira con il fumo acre delle bandiere israeliane italiane o americane mentre bruciano di odio.
    Non le fa certo onore macchiare le gesta della Brigata Ebraica usando lo stesso linguaggio di certa destra italiana, quella destra che non rinnegando il fascismo cerca ogni pretesto per versare letame sui morti e sul significato vero della giornata del 25 aprile. E'un peccato che Deborah Fait scriva quelle cose volutamente fumose contribuendo a legittimare i tentativi di una destra xenofoba di trasformare la giornata del 25 aprile. Di antisemitismo di sinistra si parla tra noi - ebrei e non, di sinistra - da alcuni anni, ma senza per questo creare steccati, anzi, cercando gli strumenti per contrastarlo. Con non poca fatica non c'è dubbio. Tutti sappiamo della rumorosa presenza nella sinistra italiana, di persone che odiano Israele e gli ebrei in quanto ritenuti responsabili delle tremende condizioni in cui versa la popolazione palestinese. Commette un grave errore chi confonde un governo - quello israeliano - con i propri cittadini da considerarli ugualmente responsabili delle scelte governative. Ma nel rispetto delle regole democratiche le scelte di un governo si possono contestare, eccome.
    Ma è la presenza dell'antisemitismo di sinistra, una presenza piccola anche se capace di disturbare e turbare con le proprie esternazioni imbecilli la maggioranza delle persone di centrosinistra, il "nocciolo della questione".
    Ecco perché, dalle persone che hanno la capacità di comunicare con gli altri, ci si aspetterebbe un segnale chiaro senza alcuna confusione. Sarebbe utile fare chiarezza sull'antisemitismo, perché affrontare la questione fa crescere e rende migliori.
    Per questo trovo sia pericoloso per la democrazia che persone come Deborah Fait, nonostante conoscano bene la storia in generale, scelgono di non condividere la propria esperienza e la propria conoscenza con gli altri, preferendo mantenere alta la bandiera della confusione, dell'arroganza e dell'ignoranza, che sono poi tipici atteggiamenti della destra; quella destra che abitualmente saluta ancora col braccio teso riportandoci alle immagini indietro nel tempo. Ci sono anche molti giovani - e non solo giovani - che "faticano" a comprendere il significato di semitismo e antisemitismo, la differenza e le responsabilità tra governi e popolazioni, tra diritti e democrazia e, nonostante questo, nutrendoli di continue falsità si rischia di perdere la percezione della propria storia e di quella degli altri.
    Se il desiderio di un mondo migliore e l'indignazione hanno ancora un significato per noi, allora vuol dire che è nostro dovere insegnare il rispetto per l'altro ed evitare di lasciare in mano, come strumento per dissentire da tutto e da tutti, quello di bruciare le proprie bandiere e anche quelle degli altri.

     Nardino Cosmai
      http://www.altrenotizie.org/modules.php?op=modload&name=News&file=article&sid=510&mode=thread&order=0&thold=0
     
     
     
    May 01

    UN'ALTRO PRIMO MAGGIO:A LOCRI LA FESTA DEL LAVORO

    Cgil-Cisl-Uil: subito il nuovo governo

     

    Locri, manifestazione, ragazza, ndrangheta
    «Il paradosso calabrese è che facciamo la festa del lavoro dove il lavoro non c'è». Agazio Loiero, presidente della regione Calabria, commenta così la scelta dei sindacati di celebrare a Locri il 1° Maggio 2006. Una scelta che parte da fatti come l´omicidio di Francesco Fortugno, ma che vuole essere anche in continuità con la grande mobilitazione dei giovani proprio a e da Locri.

    Sono arrivati in almeno trentamila in questa cittadina difficile anche da raggiungere. Ore di treno o di pullman per arrivare fin qui, eppure i lavoratori sono venuti comunque, come già lo scorso anno a Scampia, il devastato quartiere di Napoli, teatro di sanguinose lotte di camorra.

    Prima della manifestazione Guglielmo Epifani, Luigi Angeletti e Raffaele Bonanni, al suo impegno pubblico da quando è stato letto segretario generale della Cisl al posto di Savino Pezzotta, hanno incontrato i 42 sindaci della Locride. «Locri - spiega Epifani a margine dell' incontro - è il simbolo e la capitale del cambiamento. La prima cosa che chiederemo al nuovo governo è intanto di fare qualcosa». «Abbiamo bisogno - commenta da parte sua Luigi Angeletti - di un buon governo della politica economica e sociale di questo Paese, a partire dal Mezzogiorno, sapendo che se non si riprende la strada dello sviluppo non si potrà andare molto meglio».



    Poi al piazza e la gente. Tanti i giovani, naturalmente, che continuano l´ideale presidio del territorio iniziato ad ottobre, dopo l´omicidio di Fortugno, al grido di «ammazzateci tutti».

    Guglielmo Epifani, intervenendo a Locri alla festa del Primo maggio, fa subito una richiesta al nuovo governo: «Chiediamo al nuovo governo un tavolo di lavoro per la Calabria e la Locride. Non un ennesimo tavolo di confronto e concertazione dove si discute per mesi e non si arriva a nulla, ma un tavolo di lavoro dove i problemi si risolvono».

    «Abbiamo bisogno che il nuovo governo veda presto la luce e si metta al lavoro. Il paese non può più aspettare. La diminuzione dell' occupazione nel Mezzogiorno ne è l' ultima più evidente prova» ha detto il segretario generale della Cgil dal palco di Locri. «Noi non abbiamo mai abbassato la guardia in Calabria e in Sicilia, in Puglia e in Campania e dovunque ce ne sia bisogno». Riferendosi più in generale alla situazione italiana, il segretario ha ricordato il tema della riforma della Costituzione: «Su questo abbiamo unitariamente espresso un giudizio negativo per la revisione operata nella passata legislatura. Ne emerge un' Italia divisa». Epifani aggiunge che «se il referendum boccerà questa proposta, ci sarà bisogno di rimettersi al lavoro». Ma in questo lavoro «la prima parte della Costituzione mantiene la sua modernità ed è cara al sindacato».

    «Siamo molto più forti di voi. La delinquenza scomparirà. Ci assumiamo un impegno: non dimenticheremo»: questo il messaggio del segretario della Uil, Luigi Angeletti, dal palco di Locri. Anche Angeletti ha spiegato che chiederà al nuovo governo «una politica che sostenga chi lavora. È ora che la politica si ricordi di questa verità, che il nostro paese è fondato sul lavoro. Chiederemo inoltre che il nuovo governo cominci a fare una nuova politica fiscale e di ristabilire un minimo di giustizia sociale. Noi abbiamo bisogno di lavoro, ma ci devono essere le condizioni. Bisogna concentrarsi sullo sviluppo e il risanamento sarà una conseguenza».

    Raffaele Bonanni, nuovo segretario della Cisl, insiste invece sulle diversità. Per Bonanni, abolire la legge Biagi «non cambia nulla». I sindacati devono partire «dalle cose che ci possono unire e non da quelle che ci dividono». «Più che della Biagi - spiega - bisogna parlare di come trovare le risorse per dare ai lavoratori flessibili e precari le tutele che non hanno. Questo ci unità senz'altro - dice riferendosi alle tre sigle sindacali - abolire la Biagi o no non cambia nulla».
    Fonte:
    http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=55966
    April 30

    1 maggio2006 non solo per ricordare.

    BUON PRIMO MAGGIO
    Inviato da Giovanni Salomone il 1/5/2006 11:00:00 (4 letture) News dello stesso autore

    Lavoratori, ricordatevi il 1°maggio di far festa. In quel giorno gli operai di tutto il mondo, coscienti dei loro diritti, lasceranno il lavoro per provare ai padroni che, malgrado la distanza e la differenza di nazionalità, razza e di linguaggio, i proletari sono tutti concordi nel voler migliorare la propria sorte e conquistare la rivoluzione sociale”..

    Dal testo del volantino socialista diffuso a Napoli nel 1890
    Fonte Cgil di Roma e del Lazio. Archivio storico “Manuela Mezzelani”.

    Quello che celebriamo oggi è il 116° Primo Maggio. In Italia se ne devono calcolare ventitré di meno, perché Mussolini nel ’22 decise di sopprimere la “sovversiva” festa dei lavoratori, sostituendola con quella del 21 Aprile, Natale di Roma. Spento d’autorità, il Primo Maggio continuò a sopravvivere sotto la cenere del Ventennio: un segnaletico garofano rosso che, quel giorno, compariva all’improvviso sui baveri del vestito buono; una “non ordinaria” bevuta convocata all’osteria; una falce e martello dipinta sul muro nottetempo; e anche volantini socialisti messi in giro da mani clandestine. Né mancarono arresti e scontri con i carabinieri.

    Cinque giorni dopo la Liberazione, il Primo Maggio è già ricomparso, esplode nelle strade e nelle bandiere ritrovate. E’ un grido di orgoglio e di forza - pugni levati in alto con vessilli tricolore che portano scritto sopra “Festa del lavoro, festa del popolo, festa dell’insurrezione vittoriosa” - il manifesto del Primo Maggio 1945, un disegno d’artista firmato Ennio Morlotti e Bruno Cassinari. Nessuno lo fermerà più, il Primo Maggio. Come disse Andrea Costa: “I cattolici hanno la Pasqua, da oggi in poi anche i lavoratori avranno la loro Pasqua”.

    Oggi i lavoratori vedono peggiorare le loro condizioni materiali, il salario perde potere d’acquisto e la precarietà è diventata norma in un mercato del lavoro che non considera l’uomo nella sua essenza. Il Primo Maggio di quest’anno è da dedicare alla lotta per il lavoro a tempo indeterminato, per la democrazia sui luoghi di lavoro, per un salario giusto.

    Anche quest’anno, VIVA I LAVORATORI!!!

    Circolo Ernesto “Che” Guevara
    Marigliano

     
     
     
     
    Jacques Prévert
    IL TEMPO PERSO

    Sulla porta dell'officina
    d'improvviso si ferma l'operaio
    la bella giornata l'ha tirato per la giacca
    e non appena volta lo sguardo
    per osservare il sole
    tutto rosso tutto tondo
    sorridente nel suo cielo di piombo
    fa l'occhiolino
    familiarmente
    Dimmi dunque compagno Sole
    davvero non ti sembra
    che sia un pò da coglione
    regalare una giornata come questa
    ad un padrone?

     
    Il Primo Maggio, giorno di festa e di lotta per tutti i lavoratori del mondo, in tutta Europa è diventata la data della MayDay, giorno in cui in molte città europee i precari scendono in piazza per raccontare la loro misera condizione e per chiedere la fine della precarizzazione del lavoro e di tutte le forme di sfruttamento della precarietà. Quest'anno scenderemo in piazza con più forza, forti della straordinaria e vincente mobilitazione degli studenti francesi contro il "CPE", la legge che precarizza il lavoro giovanile, e in Italia forti della presa di coscienza di una parte consistente del sindacato e dell'Unione sulla necessità di superare quella legge che ha istituito il lavoro precario in Italia: la legge 30. In questo contesto parlare di precarietà il Primo Maggio a Palermo, a 22 Km da Portella della Ginestra, luogo della strage di lavoratori avvenuta nel 47', assume una valenza particolare, in quanto è evidente il filo rosso che lega il mondo dei precari che oggi si ribella alla destrutturazione del mercato del lavoro, con le lotte dei contadini che proprio a Portella si ribellavano al potere costituito di mafiosi ed agrari che li costringevano ad una esistenza precaria e sfruttata, così come oggi il caporalato di cinquantanove anni fa viene ripreso e legalizzato con l'apertura delle agenzie interinali. Essere presenti il Primo Maggio a Portella della Ginestra significa non solo commemorare le vittime di quel movimento che lottava per il riscatto della Sicilia, ma anche attualizzare quella stagione di lotte che ha portato importanti conquiste, come la vittoria delle sinistre, con l'allora "Blocco del Popolo", alle elezioni regionali siciliane dell'Aprile del 47', qualche settimana prima della strage. Quest'anno il Primo di Maggio saremo alla vigilia delle elezioni regionali, dove tutte le forze politiche e sociali sinceramente democratiche e antimafiose, guidate da Rita Borsellino, tenteranno di sbaragliare quel sistema clientelare politico-mafioso rappresentato dal Cuffarismo. Per tutti questi motivi è importante essere a Portella il prossimo Primo Maggio insieme a tutte le forze della Sinistra, insieme alle Camere di Lavoro di Piana e Palermo, al fianco di Rita Borsellino; tutti uniti: partiti, organizzazioni giovanili, associazioni, collettivi, comitati x la Rita, in uno slancio verso la costruzione di una Sicilia diversa da quella a cui la storia ci vuole abituare, per riappropriarci del nostro presente, cambiare il nostro futuro senza dimenticarci del nostro passato.
    Giovani Comunisti/e Circolo 1 Maggio webmaster@rifondazionepiana.it - 3285351396 inoportella: http://www.rifondazionepiana.it
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    Il mio Primo Maggio
     
    FARFALLA D’AMORE
     
    Quando penso al Primo Maggio, penso ai vecchi socialisti: a Nenni, a Pertini. O a mio padre che diceva che il fondatore era stato Gesù. Infatti distribuì agli affamati pane e pesci e predicò: «Gli ultimi saranno i primi». Sono passati 110 anni da quando i promotori del partito, in un lontano agosto, e approfittando delle ferie e delle riduzioni ferroviarie concesse in occasione delle celebrazioni colombiane, si trovarono a Genova. «Il loro Marx - raccontano gli storici - aveva i tratti di Garibaldi e anche di Cristo, era un liberatore e un apostolo». Si rivolgevano ai lavoratori, parlavano di sfruttatori, di emancipazione, anche della donna che - come scriveva una russa, la signora Kulisciov compagna di Turati - era «schiava del marito e del capitale». La paga era «la mercede», il popolo «la plebe». Gli intellettuali si definivano «scapigliati», e usciva una rivista che si chiamava La farfalla . Pensarono qualche tempo dopo di fondare un quotidiano. Per la testata ci fu chi propose Italia nuova , poi si adeguarono al modello tedesco: Avanti! . Il primo direttore fu Leonida Bissolati, figlio di un prete spretato e della traduttrice dell’anarchico Bakunin. Seguirono, più tardi, Benito Mussolini e Pietro Nenni, «uomini che nel bene e nel male lasciarono una impronta». I primi lettori erano braccianti, operai, risaiole, ma erano i borghesi che predicavano la nuova dottrina. Quando si presentarono alle elezioni presero 77 mila voti e 12 seggi: il primo deputato si chiamava Andrea Costa e le lapidi lo ricordano come «apostolo dell’umana redenzione». Pietro Nenni mi raccontò che il Primo Maggio, a Faenza, i signori sprangavano le finestre e i portoni dei palazzi. Sospirava: «La vita è metà gioia e metà dolore». Togliatti gli disse una volta: «Tu hai un grave difetto: sei incapace di odiare». Anche per questo molti gli vollero bene.
     
    ENZO BIAGI
    Corriere della Sera 1 maggio 2002